Settanta pezzi in un burrone scozzese: il caso che rese credibile la scienza forense
Sabato 14 settembre 1935 Isabella Ruxton guidò fino a Blackpool per vedere le luminarie. Aveva trentaquattro anni, era una donna alta e vistosa nata a Falkirk che aveva gestito un caffè a Edimburgo prima di conoscere il medico con cui avrebbe vissuto il resto della sua breve vita. Andò con due sorelle, presero il tè, passeggiarono sul lungomare e verso le undici e mezza di sera salì in macchina per i quaranta chilometri che la separavano da Lancaster. Le sorelle la videro partire. Nessuno, fuori dalla casa di Dalton Square, la rivide viva.
In casa aspettava Mary Jane Rogerson, vent'anni, la bambinaia. Veniva da Morecambe, da una famiglia modesta, ed era in quella casa da circa tre anni. I tre figli Ruxton erano piccoli e, secondo tutte le testimonianze raccolte in seguito, lei era loro affezionata. Aveva un giorno libero fisso e una matrigna che quel giorno la aspettava a casa. Fu proprio quell'abitudine a spingere alla fine qualcuno a fare domande.
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