UN CASO REALE
Risolto

Ted Bundy: lo sconosciuto affascinante che uccise in tutta l'America, e come fu infine catturato

2026-11-08 · · I crimini più gravi, risolti · 14 min di lettura

Nell'inverno del 1974, nel nord-ovest degli Stati Uniti, giovani donne cominciarono a scomparire.

Non scappavano di casa. Lasciavano le loro stanze, le borse, le auto e gli amici. Alcune sparirono dal proprio letto, di notte. Altre sparirono in pieno giorno, in mezzo alla folla.

All'inizio nessuno collegò i casi. Avvenivano in città diverse, sotto polizie diverse. Ogni polizia vedeva solo la propria scomparsa.

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Nei 4 anni successivi, lo stesso schema attraversò almeno 6 stati: Washington, Oregon, Utah, Colorado, Idaho e infine la Florida.

L'uomo dietro a tutto questo era Ted Bundy. Studiava legge. Era educato, ben vestito e di bell'aspetto. Chi lo conosceva lo definiva affascinante. Proprio per questo fu così difficile catturarlo.

Questa è la storia del caso Ted Bundy: i delitti, la lunga indagine che gli passò accanto più e più volte, e i piccoli momenti, quasi casuali, che alla fine lo fermarono.

Il primo inverno

La prima aggressione conosciuta avvenne il 4 gennaio 1974 a Seattle, una grande città dello stato di Washington, nel nord-ovest degli Stati Uniti.

Una giovane donna fu picchiata nel suo letto, in un appartamento seminterrato. Sopravvisse, ma con danni cerebrali permanenti.

4 settimane dopo, il 1° febbraio, una studentessa di 21 anni di nome Lynda Ann Healy scomparve dalla sua stanza, in una casa condivisa a Seattle. Nessuno la rivide mai viva.

Da quel momento, le scomparse arrivarono più o meno una volta al mese.

Il 12 marzo scomparve una studentessa di 19 anni a Olympia, la capitale dello stato di Washington. Il 17 aprile scomparve una ragazza di 18 anni a Ellensburg, al centro dello stato. Il 6 maggio scomparve una ragazza di 20 anni a Corvallis, nel vicino stato dell'Oregon. Il 1° giugno scomparve una ragazza di 22 anni vicino a Burien, appena a sud di Seattle. L'11 giugno scomparve una ragazza di 18 anni da un vicolo accanto all'Università di Washington.

Erano tutte giovani donne. La maggior parte erano studentesse.

La polizia non aveva corpi, né una scena del crimine, né un sospettato. Aveva solo una lista di nomi che continuava a crescere.

Una giornata di sole al lago

Domenica 14 luglio 1974, il caso esplose nel modo peggiore possibile.

Era una calda giornata d'estate nel parco del lago Sammamish, appena a est di Seattle. Il parco era pieno di famiglie e bagnanti.

In mezzo a quella folla, un giovane avvicinò diverse donne. Aveva il braccio al collo. Diceva di chiamarsi Ted. Chiedeva aiuto per caricare una barca a vela sulla sua auto, un Maggiolino Volkswagen.

Alcune donne dissero di no. 2 donne non tornarono a casa. Janice Ott, 23 anni, e Denise Naslund, 19, scomparvero dal parco quel giorno, a poche ore di distanza l'una dall'altra.

Nessuno vide una colluttazione. Nessuno sentì un grido. Semplicemente non tornarono mai ai loro asciugamani.

Per la prima volta la polizia aveva dei testimoni. Diverse donne descrissero lo stesso uomo: giovane, attraente, educato, il braccio al collo, si faceva chiamare Ted, guidava un Volkswagen. La polizia diffuse un disegno del suo volto.

Il 6 settembre, alcuni cacciatori trovarono i resti delle 2 donne in un bosco vicino alla cittadina di Issaquah, non lontano dal lago.

6 mesi dopo, nel marzo 1975, alcuni studenti di scienze forestali trovarono altri resti sul monte Taylor, anch'esso a est di Seattle. Appartenevano a 4 delle scomparse, tra cui Lynda Ann Healy.

Ormai non c'erano più dubbi. Un solo uomo stava portando via queste donne.

Un nome tra migliaia

Gli investigatori formarono una squadra speciale. Tra loro la chiamavano la squadra "Ted".

La risposta del pubblico fu enorme. Nel momento di massima attività, la squadra riceveva fino a 200 segnalazioni al giorno. Ogni segnalazione era un nome. Ogni nome andava controllato.

Alla fine, gli investigatori esaminarono più di 2.800 persone.

Uno di quei nomi era Ted Bundy.

Fu segnalato più di una volta. La sua fidanzata a Seattle chiamò la polizia e disse che somigliava al disegno e guidava un Volkswagen. Una scrittrice di cronaca nera che lo conosceva di persona fece il suo nome. Lo stesso fecero un impiegato dello stato e un professore di psicologia dell'università.

Gli investigatori lo esaminarono davvero. Ma sulla carta non corrispondeva. Era uno studente di legge curato, senza precedenti penali e con un futuro promettente. Gli investigatori dubitavano che un uomo così potesse essere l'assassino. Il suo nome rimase nella lista, tra migliaia di altri.

Allora la squadra tentò qualcosa di nuovo per l'epoca. Inserì le sue diverse liste, ognuna costruita a partire da un tipo diverso di indizio, nel computer delle buste paga della contea, e gli chiese quali nomi comparissero in più di una lista.

Su migliaia di nomi, solo 26 comparivano in 4 liste. Ted Bundy era uno di quei 26.

Da questi, gli investigatori stilarono una lista dei loro 100 sospettati principali. Quando arrivò una telefonata dallo Utah, il nome di Bundy era in cima.

Ma a quel punto lui se n'era andato da Seattle già da un anno.

Lo Utah

Alla fine dell'estate 1974, Bundy si trasferì a Salt Lake City, la capitale dello stato dello Utah, per studiare legge.

Nel giro di poche settimane, lo schema ricominciò.

Il 2 ottobre scomparve una ragazza di 16 anni a Holladay, un sobborgo di Salt Lake City. Non fu mai ritrovata. Il 18 ottobre scomparve una ragazza di 17 anni a Midvale; il suo corpo fu trovato 9 giorni dopo. Il 31 ottobre scomparve un'altra ragazza di 17 anni a Lehi; il suo corpo fu trovato il giorno del Ringraziamento, a fine novembre.

Poi, la sera dell'8 novembre 1974, accadde qualcosa di diverso. Una vittima riuscì a fuggire.

Carol DaRonch, 18 anni, si trovava in un centro commerciale a Murray, vicino a Salt Lake City. Un uomo la avvicinò. Disse di essere un poliziotto di nome Roseland. Le raccontò che qualcuno aveva cercato di forzare la sua auto e le chiese di seguirlo.

Lei salì sul suo Volkswagen. Lui non andò in nessuna stazione di polizia. Fermò l'auto e le chiuse una manetta intorno a un polso.

Lei reagì. Si gettò fuori dall'auto, corse in strada e fermò un'auto di passaggio con una coppia a bordo, che la portò via.

Era viva. Aveva visto il suo volto. Ricordava l'auto.

Quella stessa sera, una ragazza di 17 anni di nome Debra Kent scomparve dopo essere uscita da una recita scolastica a Bountiful, a nord di Salt Lake City. Più tardi, fuori dall'auditorium della scuola, gli investigatori trovarono una piccola chiave per manette. Debra Kent non fu mai ritrovata.

Nel dicembre 1974, la fidanzata di Bundy chiamò di nuovo la polizia, questa volta l'ufficio dello sceriffo della contea di Salt Lake. Il suo nome finì anche nella loro lista. Ma non c'era alcuna prova che lo collegasse a qualcosa nello Utah. Non ancora.

Il Colorado

All'inizio del 1975, le scomparse si spostarono a est, nello stato del Colorado.

Il 12 gennaio 1975, Caryn Campbell, un'infermiera di 23 anni, era in vacanza sulla neve in un albergo nel villaggio di Snowmass, vicino alla località sciistica di Aspen. Percorse un corridoio dell'albergo per andare a prendere una rivista in camera e non ci arrivò mai. Il suo corpo fu trovato circa un mese dopo.

Il 15 marzo scomparve una donna di 26 anni a Vail, un'altra località sciistica. Il 6 aprile scomparve una donna di 25 anni a Grand Junction, nel Colorado occidentale. Nessuna delle due fu mai ritrovata.

A maggio, una bambina di 12 anni fu rapita a Pocatello, nello stato dell'Idaho. A giugno, una ragazza di 15 anni scomparve dal campus di un'università a Provo, nello Utah.

Ormai circa 20 giovani donne erano morte o scomparse, in 5 stati. E nessuna polizia sapeva ancora che tutti questi casi appartenevano a un solo uomo.

Il controllo stradale

Quando la svolta arrivò, non aveva niente a che fare con gli omicidi.

Nelle prime ore del 16 agosto 1975, un agente della polizia stradale dello Utah fermò un Maggiolino Volkswagen a Granger, un sobborgo di Salt Lake City.

Guardò dentro. Il sedile anteriore del passeggero era stato tolto. Nell'auto trovò un passamontagna da sci, una seconda maschera ricavata da un collant, un piede di porco, delle manette, sacchi della spazzatura, una corda e un rompighiaccio.

Bundy disse che erano normali oggetti di casa. Fu arrestato con l'accusa di possesso di attrezzi da scasso.

Un investigatore dell'ufficio dello sceriffo della contea di Salt Lake lesse il rapporto. Riconobbe il nome. Era quello che la fidanzata di Bundy aveva fatto a dicembre. E Bundy guidava un Volkswagen, come l'uomo che aveva cercato di rapire Carol DaRonch.

Gli investigatori dello Utah chiamarono Seattle. La squadra "Ted" controllò la sua lista. Bundy era in cima.

Per la prima volta, due polizie, a più di un anno di distanza, guardavano lo stesso uomo.

I capelli nell'auto

Nel settembre 1975, la polizia sequestrò il Volkswagen. Bundy lo aveva già venduto e fatto pulire a fondo.

Non gli servì. Gli esperti del laboratorio dell'FBI trovarono dei capelli nell'auto. Corrispondevano ai capelli di 3 donne diverse: Caryn Campbell, l'infermiera del Colorado; la ragazza di 17 anni di Midvale; e Carol DaRonch.

Uno specialista dell'FBI disse che la probabilità di una simile coincidenza era "sbalorditiva".

Il 2 ottobre 1975, Carol DaRonch riconobbe Bundy in un confronto all'americana.

Bundy scelse di essere giudicato da un giudice, senza giuria. Nel febbraio 1976 il giudice lo dichiarò colpevole di sequestro e aggressione. Nel giugno 1976 fu condannato a una pena da 1 a 15 anni nel carcere statale dello Utah.

Nel frattempo, nel novembre 1975, una trentina di investigatori e procuratori di 5 stati si erano riuniti ad Aspen, in Colorado, per confrontare i loro fascicoli. Per la prima volta, tutti i pezzi sparsi erano sullo stesso tavolo.

Nell'ottobre 1976, le guardie trovarono Bundy nel cortile del carcere con un kit per l'evasione. Lo stesso mese, il Colorado lo accusò dell'omicidio di Caryn Campbell.

Due evasioni

Nel gennaio 1977, Bundy fu trasferito ad Aspen per il processo. Decise di difendersi da solo. Questo gli dava il diritto di lavorare nella biblioteca giuridica del tribunale, senza catene ai piedi.

Il 7 giugno 1977, durante una pausa dell'udienza, saltò da una finestra del secondo piano del tribunale. Atterrando si ferì alla caviglia. Fuggì sulle montagne sopra la città, entrò in una baita per rubare cibo e vestiti, e vagò per giorni.

Al 6° giorno la polizia lo fermò mentre guidava un'auto rubata, e lo riportò indietro.

6 mesi dopo ci riprovò. Questa volta funzionò.

Nel carcere della contea di Garfield, a Glenwood Springs, in Colorado, aprì un buco nel soffitto della sua cella. La notte del 30 dicembre 1977 ci strisciò attraverso fino all'appartamento del capo del carcere, indossò abiti normali e uscì dalla porta principale.

Nessuno si accorse della sua assenza fino a circa mezzogiorno del giorno dopo. A quel punto era già a Chicago.

La Florida

L'8 gennaio 1978, Bundy arrivò a Tallahassee, la capitale della Florida, nel sud-est degli Stati Uniti. Prese in affitto una stanza sotto falso nome, vicino al campus della Florida State University.

Ora era nella lista dell'FBI dei 10 latitanti più ricercati. Ma a Tallahassee nessuno conosceva il suo volto.

Una settimana dopo, nelle prime ore di domenica 15 gennaio 1978, un uomo entrò nella casa della confraternita femminile Chi Omega, una residenza per studentesse dell'università.

Aggredì 4 donne nel sonno con un randello di legno. Margaret Bowman, 21 anni, e Lisa Levy, 20, furono uccise. Kathy Kleiner e Karen Chandler, entrambe di 21 anni, sopravvissero con ferite gravi. Kathy Kleiner raccontò in seguito che i fari di un'auto, entrati nella stanza, interruppero l'aggressione.

Una studentessa che rientrava tardi vide un uomo uscire dalla casa dalla porta principale con un randello in mano. Lo vide abbastanza bene da poterlo descrivere.

La stessa notte, a 8 isolati di distanza, una studentessa di danza di 21 anni di nome Cheryl Thomas fu picchiata nel suo letto, in un appartamento seminterrato. Sopravvisse. Rimase sorda dall'orecchio sinistro, con danni all'equilibrio che misero fine alla sua carriera di ballerina.

L'ultima vittima

Il 9 febbraio 1978, a Lake City, una piccola città nel nord della Florida, una bambina di 12 anni di nome Kimberly Leach fu rapita dalla sua scuola media.

Un testimone vide un uomo che la conduceva verso un furgone bianco.

Rimase scomparsa per quasi 2 mesi. I suoi resti furono trovati il 7 aprile 1978, in un vecchio porcile vicino al parco del fiume Suwannee, a circa 56 km a nord-ovest di Lake City.

Fu la più giovane delle vittime di Bundy in Florida, e l'ultima di tutte le sue vittime conosciute.

Il fermo a Pensacola

Verso l'1 di notte del 15 febbraio 1978, un poliziotto di Pensacola, all'estremo nord-ovest della Florida vicino al confine con l'Alabama, notò un Maggiolino Volkswagen. Controllò la targa, di routine. L'auto era rubata.

La fermò. Il conducente gli diede un calcio alle gambe, lo fece cadere e scappò. Il poliziotto sparò 2 colpi di avvertimento, lo inseguì, lo atterrò e lottò con lui per la pistola. Alla fine riuscì ad ammanettarlo.

Nell'auto c'erano documenti d'identità rubati, 21 carte di credito rubate e un televisore rubato.

All'inizio l'uomo si rifiutò di dare il suo vero nome. Sulla strada per la centrale disse al poliziotto: "Vorrei che mi avessi ucciso."

Nel giro di pochi giorni la polizia della Florida seppe chi era: Ted Bundy, il detenuto evaso dal Colorado.

I segni dei denti

Ora bisognava dimostrare che cosa fosse successo nella casa della Chi Omega.

La prova materiale più forte era molto insolita per l'epoca. L'assassino aveva morso una delle vittime, Lisa Levy. La polizia aveva fotografato i segni del morso.

Gli investigatori ottennero un'ordinanza del tribunale per prendere i calchi dei denti di Bundy. 2 odontoiatri forensi confrontarono i calchi con le fotografie. I denti di Bundy erano irregolari e scheggiati in un modo molto particolare, e gli odontoiatri testimoniarono che corrispondevano ai segni.

Il processo fu spostato a Miami, all'estremità sud della Florida, perché la pubblicità a Tallahassee rendeva impossibile trovare lì una giuria imparziale. Cominciò nel giugno 1979. Fu il primo processo trasmesso in televisione in tutti gli Stati Uniti.

La studentessa che aveva visto l'uomo uscire dalla casa riconobbe Bundy in aula. Un'altra testimone lo collocò vicino alla casa quella notte.

Bundy insistette di nuovo per dirigere gran parte della propria difesa.

Il 24 luglio 1979, dopo meno di 7 ore di camera di consiglio, la giuria lo dichiarò colpevole degli omicidi di Margaret Bowman e Lisa Levy. Il giudice lo condannò a morte.

Il secondo processo

Circa 6 mesi dopo, a Orlando, nel centro della Florida, cominciò un secondo processo per l'omicidio di Kimberly Leach.

Qui la prova chiave furono le fibre. Le fibre trovate nel furgone bianco e sul corpo della bambina provenivano da un indumento con un raro difetto di fabbricazione. Corrispondevano alla giacca che Bundy indossava quando fu arrestato a Pensacola.

Inoltre un testimone oculare raccontò alla giuria di aver visto Bundy portare la bambina verso il furgone.

La giuria impiegò meno di 8 ore. Colpevole.

Durante l'udienza sulla pena, Bundy fece qualcosa che nessuno si aspettava. Stava interrogando un'amica venuta a testimoniare in suo favore e lì, in aula, le chiese di sposarlo. Lei disse di sì. Secondo una vecchia legge della Florida bastava una dichiarazione davanti a un funzionario del tribunale, e lui annunciò che ora erano legalmente sposati.

Il 10 febbraio 1980 ricevette la sua terza condanna a morte.

La fine

Bundy trascorse più di 9 anni nel braccio della morte, facendo ricorso contro ogni decisione.

Nell'ottobre 1984 offrì il suo aiuto agli investigatori dello stato di Washington che davano la caccia a un altro assassino seriale, il cosiddetto Killer del Green River. 2 investigatori volarono in Florida per interrogarlo. Quell'assassino fu catturato solo circa 17 anni dopo.

Negli ultimi anni, Bundy cominciò a confessare, un po' alla volta. Molti investigatori e familiari lo videro come un tentativo di guadagnare tempo. Nel 1986 descrisse i suoi delitti nei dettagli a un agente dell'FBI. Negli ultimi giorni prima dell'esecuzione confessò gli omicidi di Washington e dell'Oregon su cui la squadra "Ted" aveva indagato 15 anni prima.

In tutto ammise circa 30 omicidi in 7 stati. La polizia ne confermò 20.

Il 24 gennaio 1989, alle 7:06 del mattino, Ted Bundy fu giustiziato sulla sedia elettrica nel carcere statale della Florida, a Raiford. Aveva 42 anni. Il decesso fu dichiarato alle 7:16.

Ciò che resta aperto

Il caso è risolto. Ma non tutte le famiglie hanno avuto una risposta.

I resti di diverse sue vittime non sono mai stati trovati. Tra loro la studentessa di Olympia, la ragazza di 16 anni di Holladay, Debra Kent di Bountiful e le 2 giovani donne di Vail e Grand Junction.

E il numero reale delle sue vittime non è noto. Ne confessò circa 30. Alcuni investigatori credono che siano state di più. Quel numero è morto con lui.

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