Misteri nelle notizie
Scienza senza risposta
Nuove immagini del telescopio Gemini North, alle Hawaii, mostrano che la strana nebulosa Pa 30, a circa 7.500 anni luce, è attraversata da catene di nodi di gas simili a perle infilate. Si pensa che Pa 30 sia ciò che resta di una stella la cui esplosione fu registrata nel 1181 da osservatori giapponesi, cinesi e arabi. È l'unico resto noto di un tipo raro e debole di esplosione chiamato Iax, e il suo nucleo danneggiato, soprannominato stella zombie, brilla ancora al centro.
Il gruppo guidato da Ilaria Caiazzo e Tim Cunningham riferisce su The Astrophysical Journal che i nodi hanno dimensioni sorprendentemente simili. Inoltre la stella sopravvissuta si è spostata appena dal centro: l'esplosione non le ha dato quasi nessuna spinta.
Cosa resta aperto: perché i nodi siano così uniformi, perché l'esplosione appaia così simmetrica e come l'oggetto si sia formato. È stata proposta la fusione di due nane bianche, non confermata. Gli autori preparano modelli al computer.
Ogni mattina, durante la primavera e l'estate dell'emisfero sud, una sottile striscia di nube di ghiaccio d'acqua si forma dal vulcano Arsia Mons, su Marte, e può allungarsi per circa 1.800 chilometri prima di svanire verso mezzogiorno. La sonda Mars Express dell'ESA la osserva dal 2018, ma nessun modello al computer riusciva a riprodurla.
Un nuovo studio su Nature Geoscience, guidato da Jorge Hernández-Bernal, ha finalmente ricreato la nube lasciando che il vapore acqueo congelasse direttamente in ghiaccio, senza granelli di polvere a innescare i cristalli. Questo processo, detto nucleazione omogenea, era stato ipotizzato per l'alta atmosfera della Terra e di Venere, ma mai confermato in un'atmosfera planetaria. Nel modello, l'aria sollevata dal vulcano alto 20 chilometri si raffredda di circa 30 gradi in dieci minuti.
Il problema: serve un'umidità ben superiore a qualsiasi valore misurato sulla Terra, e queste condizioni su Marte sono dedotte, non osservate. Gli autori ammettono inoltre che alcune caratteristiche della nube simulata non corrispondono ancora a ciò che vedono le telecamere.
Un lampo radio veloce chiamato FRB 20240304B è stato ricondotto a una galassia la cui luce partì quando l'universo aveva solo circa 3 miliardi di anni. Il segnale è stato captato dal radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica, e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science l'8 ottobre. Ciò raddoppia all'incirca la distanza a cui si è riusciti a identificare la galassia d'origine di questi lampi.
I telescopi a terra non hanno trovato nulla in quella posizione, così il gruppo si è rivolto al telescopio spaziale James Webb. Webb ha rivelato una galassia nana debole e grumosa, con circa l'uno per cento della massa stellare della Via Lattea e una rapida formazione stellare. Poiché quasi tutte le sue stelle appaiono molto giovani, gli autori ritengono improbabile una lenta fusione di due stelle di neutroni e indicano come più plausibile una magnetar, una giovane stella di neutroni fortemente magnetizzata.
Cosa produca davvero i lampi radio veloci resta irrisolto. I ricercatori sottolineano che un solo lampo non dimostra che tutti abbiano la stessa origine.
Un lampo di raggi gamma rilevato per la prima volta il 6 luglio 2022, noto come GRB 220706A, sembra aver avuto un motore centrale rimasto attivo per circa 27 giorni, misurati nel tempo proprio del lampo. Sono circa 20 giorni in più rispetto al precedente detentore del record. Il risultato viene da un gruppo guidato da Benjamin Gompertz dell'Università di Birmingham ed è stato diffuso come preprint nel settembre 2026. Non ha ancora superato la revisione paritaria.
Il gruppo ha combinato i dati X dei telescopi Swift, NICER e Chandra con osservazioni ottiche, infrarosse, millimetriche e radio. I brillamenti X hanno continuato a comparire per circa 51 giorni visti dalla Terra, mentre la luce visibile era molto più debole del previsto, probabilmente a causa della polvere nella galassia ospite.
Cosa abbia alimentato il lampo così a lungo resta una domanda aperta. L'ipotesi preferita è una stella massiccia in collasso che nutre un buco nero, ma spinge i modelli standard al limite. Sono stati considerati anche una magnetar appena nata e una stella distrutta da un buco nero, e nessuno scenario spiega tutti i dettagli. Una luce aggiuntiva vista dopo 17 giorni potrebbe venire da una supernova molto luminosa, ma non è confermato.
Il 4 luglio 2025 diversi strumenti spaziali hanno registrato un breve lampo di raggi gamma, un bagliore di meno di mezzo secondo che di solito segnala lo scontro tra due stelle di neutroni. L'evento, catalogato come EP250704a, avrebbe dovuto spegnersi subito. Invece la camera a raggi X a grande campo della sonda cinese Einstein Probe ha continuato a vedere raggi X morbidi dallo stesso punto per quasi dieci minuti.
Un gruppo internazionale, che pubblica i risultati su Science Bulletin, ha individuato la galassia ospite, ne ha misurato la distanza e non ha trovato alcuna supernova, il che sostiene l'ipotesi di una fusione e non del collasso di una stella. Lo sfarfallio rapido e lo spettro variabile indicano che la luce in più proveniva dall'oggetto lasciato dalla fusione, non dall'onda d'urto.
Che cosa sia quell'oggetto resta aperto. Una stella di neutroni appena nata, in rapida rotazione e con un campo magnetico fortissimo, è una candidata plausibile ma non confermata. Il gruppo sospetta inoltre che le missioni precedenti, cieche a questa luce di bassa energia, abbiano perso questa fase in molti altri lampi.
Nel 1999 il telescopio spaziale Hubble registrò lo spettro di una nana bianca chiamata HS 0209+0832 e trovò circa cento tracce chimiche che nessuno riuscì a identificare. Per oltre vent'anni quei dati sono rimasti in archivio come un enigma irrisolto.
Un gruppo guidato da Jamie Williams, dell'Università di Warwick, ha ora collegato molte di quelle righe al niobio, un elemento pesante mai segnalato prima in alcuna nana bianca. Dati più vecchi della missione FUSE della NASA mostrano la stessa firma, e quattro mesi di osservazioni di TESS hanno rivelato un tremolio regolare della luminosità. Su Nature Astronomy i ricercatori propongono un pianeta grande come Giove, formato dal materiale espulso dalla stella morente, che orbita molto vicino e perde la propria atmosfera.
Il pianeta non è stato osservato direttamente. La sua esistenza è dedotta dalla chimica e dalle variazioni di luce, e come nascano questi mondi di seconda generazione, e quanto siano comuni, resta una domanda aperta.
Il telescopio spaziale James Webb ha trovato forti indizi che HD 3167 b, un pianeta roccioso a circa 154 anni luce nella costellazione dei Pesci, conservi ancora un'atmosfera. Il pianeta compie un'orbita attorno alla sua stella in circa un giorno terrestre, così vicino che la sua superficie sarebbe in parte fusa.
Il risultato contraddice le attese. I pianeti così vicini alla propria stella subiscono un forte vento stellare e radiazioni ad alta energia, che col tempo dovrebbero strappare via ogni gas. Il gruppo guidato da Brandon Park Coy ed Edwin Kite, dell'Università di Chicago, ha pubblicato la scoperta il 7 ottobre su The Astrophysical Journal Letters.
La composizione di questa atmosfera resta incerta. Ci si aspettava un vapore sottile di roccia evaporata, ma i dati indicano piuttosto gas più pesanti, come anidride carbonica, monossido di carbonio o acqua. Come il pianeta trattenga questo involucro e da dove provenga il gas resta una domanda aperta. È il mondo di lava più freddo noto con segni di atmosfera.
Un segnale radio a banda stretta captato dal telescopio cinese FAST in direzione di K2-155 d, una super-Terra a circa 238 anni luce, è descritto in un articolo pubblicato il 27 agosto su The Astronomical Journal. Il segnale si trova intorno a 1148,4 megahertz. Era stato registrato già nel 2021, ma è stato notato solo quest'anno, quando una nuova ricerca basata sull'apprendimento automatico ha riesaminato i dati d'archivio.
Sulla carta ha superato diversi dei primi controlli usati nella ricerca di tecnofirme. Era molto stretto in frequenza, cosa che le sorgenti naturali producono di rado, la sua frequenza variava in modo compatibile con il moto di un pianeta e sembrava provenire da un unico punto del cielo.
Gli stessi ricercatori propendono per un'interferenza di origine umana. Il segnale compariva in un solo canale di polarizzazione, e segnali simili sono emersi vicino ad altre tre stelle a frequenze paragonabili. Anche esperti esterni ritengono più probabile un'origine terrestre. La fonte esatta, però, non è stata ancora individuata.
Nel 2020 alcuni ricercatori hanno riferito che la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo, la luce più antica dell'universo, sembra ruotata di un angolo minuscolo. Il modello standard della cosmologia prevede che non ci sia alcuna rotazione. L'effetto, chiamato birifrangenza cosmica, era debole e molti sospettavano un problema di calibrazione degli strumenti.
Un nuovo studio di Anto Lonappan, Brian Keating e Kam Arnold, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, ha riesaminato otto mappe di polarizzazione separate della sonda Planck. La logica è semplice: un vero effetto cosmico dovrebbe mostrare lo stesso spostamento in ogni insieme di dati, mentre un errore strumentale cambierebbe da mappa a mappa. Il gruppo ha scoperto che lo spostamento si comporta come un autentico segnale proveniente dal cielo.
Il risultato non è ancora statisticamente conclusivo e gli autori chiedono nuove osservazioni. Se verrà confermato, qualcosa di sconosciuto sta torcendo la luce in tutto il cosmo, forse particelle non ancora scoperte legate alla materia oscura. Per ora nessuno sa quale sia la causa.
La dolina del Mammoth Site di Hot Springs, nel Dakota del Sud, da cui dal 1974 sono stati recuperati oltre 60 mammut colombiani, era da tempo datata a circa 26.000 anni fa. Uno studio su Quaternary Research colloca ora la morte degli animali tra circa 160.000 e 232.000 anni fa.
La vecchia età derivava dal radiocarbonio del minerale osseo, ma il gruppo guidato da Shannon Mahan dello US Geological Survey ha scoperto che l'acqua di falda può sostituire il carbonio nell'osso e azzerare il segnale. I ricercatori sono quindi passati alla datazione per luminescenza dei granuli di feldspato nella sabbia circostante, e due laboratori distinti hanno ottenuto risultati concordi.
Un campione dal centro della dolina risulta ostinatamente circa 40.000 anni più giovane degli altri, e nessuna spiegazione unica funziona ancora. Prima di ridisegnare la vita dell'era glaciale nelle Black Hills, il gruppo vuole una datazione uranio-torio.
Un gruppo di ricerca che ha analizzato dati orbitali ha individuato un corpo roccioso denso e fortemente magnetizzato nascosto sotto la regione di Dewar, sul lato nascosto della Luna. È largo circa 60 chilometri e scende fino a circa 9 chilometri di profondità. Lo studio, pubblicato il 23 settembre su Science Advances, ha combinato le mappe gravimetriche della missione GRAIL della NASA con le misure magnetiche della sonda giapponese Kaguya e del Lunar Prospector.
I ricercatori interpretano la struttura come un antico complesso vulcanico il cui magma si raffreddò sottoterra circa 4,2 miliardi di anni fa, conservando il campo magnetico di allora. Secondo le loro stime, quel campo aveva tra un quinto e un terzo dell'intensità del campo terrestre attuale.
Resta senza risposta la domanda principale: come poteva un corpo piccolo come la Luna generare un campo simile? Il dibattito è aperto dagli anni Settanta, quando le rocce dell'Apollo mostrarono tracce magnetiche, e alcune analisi recenti avevano messo in dubbio l'esistenza stessa di una dinamo lunare primordiale. Il nuovo risultato la sostiene, ma il meccanismo resta sconosciuto.
Le immagini del telescopio spaziale Euclid hanno rivelato un sistema stellare estremamente debole, chiamato Fornax-7, a circa 9.100 anni luce dal centro della galassia nana Fornax. Contiene stelle per appena 170 masse solari circa, e quelle stelle hanno all'incirca 10 miliardi di anni.
Se Fornax-7 orbita davvero attorno a Fornax, sarebbe un satellite di un satellite, dato che Fornax stessa gira attorno alla Via Lattea. Il limite noto entro cui le galassie formano piccoli compagni propri scenderebbe così molto più in basso di qualsiasi caso documentato.
Il problema è che nessuno sa ancora dire che cosa sia. Il gruppo di ricerca indica tre ipotesi: un ammasso stellare privo di materia oscura, una minuscola galassia dominata dalla materia oscura, oppure un oggetto dell'alone della Via Lattea estraneo a Fornax e allineato con essa solo per caso. Per decidere servirà la spettroscopia, che misuri la velocità delle stelle, e secondo gli autori potrebbe essere necessaria la prossima generazione di telescopi. Lo studio è su arXiv e non è ancora stato sottoposto a revisione paritaria.
Astronomi dell'Università di Ginevra riferiscono che GJ 3090 b, un sub-Nettuno a circa 73 anni luce nella costellazione della Fenice, orbita attorno alla sua nana rossa in senso opposto alla rotazione della stella. Il pianeta è largo circa 2,2 volte la Terra, ha circa 4,5 volte la sua massa e completa un'orbita in poco meno di tre giorni.
Il gruppo ha seguito cinque transiti con un telescopio ESO da 3,6 metri in Cile e ha misurato come il pianeta copre zone diverse della stella in rotazione. Il risultato indica un'inclinazione di circa 136 gradi, cioè un'orbita chiaramente retrograda. Lo studio è pubblicato su Astronomy & Astrophysics.
Resta senza spiegazione come sia potuto accadere. Le orbite inverse vengono di solito attribuite a un pianeta compagno massiccio o a una seconda stella che devia il mondo, ma qui non si conosce alcun perturbatore del genere. I ricercatori propongono un'alternativa: un secondo disco di gas catturato dallo spazio interstellare, in rotazione opposta, in cui il pianeta potrebbe essersi formato. È un'ipotesi, non un meccanismo confermato.
Con lo strumento MUSE del Very Large Telescope dell'ESO, un gruppo di astronomi ha mappato un fronte d'urto curvo di idrogeno, azoto e ossigeno luminosi attorno a RXJ0528+2838, una nana bianca a circa 730 anni luce che orbita una compagna simile al Sole. Lo studio, guidato da Simone Scaringi dell'Università di Durham e da Krystian Ilkiewicz di Varsavia, è pubblicato su Nature Astronomy.
Un'onda d'urto di prua di questo tipo nasce quando la materia sfugge da una stella e si scontra con il gas circostante. Nei sistemi binari stretti quel flusso proviene di solito da un disco di materia che ruota attorno alla nana bianca, ma qui il disco non c'è. Il gruppo ipotizza che il forte campo magnetico della stella convogli il gas direttamente sulla superficie e ne spinga fuori una parte.
I conti però non tornano. Secondo i ricercatori, il solo magnetismo potrebbe sostenere la struttura per qualche secolo, mentre l'onda d'urto ha almeno 1.000 anni. La fonte di energia mancante viene descritta come un motore sconosciuto ancora da identificare.
Un gruppo di ricerca che lavora con il telescopio spaziale James Webb ha misurato l'atmosfera di HATS-6 b, un pianeta grande all'incirca come Giove che orbita attorno a una piccola e fredda nana rossa. I risultati, pubblicati su The Astronomical Journal, mostrano acqua, metano, anidride carbonica e ammoniaca. È solo la seconda volta che l'ammoniaca viene rilevata su un pianeta al di fuori del sistema solare.
La sorpresa maggiore riguarda la temperatura. I modelli prevedevano circa 425 gradi Celsius, ma le misure indicano circa 120 gradi. Il gruppo, guidato da una dottoranda dell'Università del Maryland all'interno di un programma del Webb dedicato ai pianeti giganti attorno alle nane rosse, ipotizza che nubi alte o foschia riflettano gran parte della luce della stella.
Questa spiegazione non è confermata. La discrepanza solleva anche una questione più ampia: se la temperatura può essere stimata così male, le letture atmosferiche di altri pianeti attorno a stelle piccole e attive potrebbero essere meno affidabili del previsto. Resta aperto anche il problema di come un pianeta così grande si sia formato attorno a una stella che, in teoria, aveva troppo poco materiale.
Lavorando insieme, i telescopi spaziali Hubble e James Webb hanno scoperto 27 oggetti finora sconosciuti che orbitano attorno al Sole oltre Nettuno. Tutti misurano meno di circa 40 chilometri di diametro e il più piccolo circa 10 chilometri. I risultati sono stati pubblicati all'inizio di settembre in due articoli su The Astronomical Journal.
I modelli prevedevano che corpi così piccoli avrebbero subito collisioni per miliardi di anni, rimescolando la superficie e cambiandone il colore rispetto agli oggetti più grandi. Il gruppo, guidato da dottorande della Northern Arizona University e dell'Università di Victoria, ha trovato il contrario. I piccoli oggetti hanno gli stessi colori dei loro parenti più grandi e sembrano conservare la chimica del luogo in cui si sono formati. Anche quelli scagliati molto tempo fa su orbite allungate e inclinate portano ancora questa impronta.
Perché resta inspiegato: o nel Sistema solare esterno avvengono molte meno collisioni di quanto indichino le stime sulla popolazione, oppure gli impatti avvengono ma, per qualche motivo, non modificano queste superfici. Nessuna delle due ipotesi si accorda bene con i modelli attuali, e i ricercatori chiedono nuove osservazioni.
Il 23 novembre 2023 entrambi i rivelatori LIGO negli Stati Uniti hanno registrato onde gravitazionali prodotte dalla collisione di due buchi neri a circa 2 miliardi di anni luce. L'evento, chiamato GW231123, ha colpito subito: le analisi standard indicavano masse di circa 137 e 101 volte quella del Sole, con rotazioni vicine al massimo consentito. Secondo i modelli stellari, le stelle comuni non dovrebbero collassare in buchi neri di quella massa, da qui la definizione di evento impossibile.
Studi recenti propongono un'altra lettura. Se le onde sono state deviate e amplificate da un oggetto posto tra noi e la sorgente, la fusione potrebbe essere stata molto più piccola e ordinaria. Il modello indica una lente compatta di circa mille masse solari.
Così un mistero ne sostituisce un altro. Nessuno sa cosa possa essere quella lente: un raro buco nero di massa intermedia o un grumo di materia oscura più denso di quanto consenta la teoria standard. Le prove statistiche non bastano ancora per affermarlo.
Una nube di idrogeno vicino alla galassia a spirale M94, a circa 15 milioni di anni luce, ha superato la sua prova più severa come possibile galassia che non ha mai formato stelle. L'oggetto, chiamato Cloud-9, contiene circa un milione di masse solari di gas.
Un gruppo guidato da Ignacio Trujillo, dell'Istituto di Astrofisica delle Canarie, lo ha osservato per due notti nel giugno 2026 con la camera HiPERCAM del Gran Telescopio Canarias, uno dei maggiori telescopi ottici al mondo, in cinque filtri contemporaneamente. Al centro non è stata rilevata luce stellare. Se vi sono stelle, la loro massa totale è inferiore a circa 16.000 masse solari, quindi il gas le supera almeno di sessanta volte. I risultati sono usciti come preprint ad agosto.
I modelli dell'universo primordiale prevedono galassie oscure prive di stelle, ma nessuna è stata confermata. I ricercatori non possono ancora escludere che Cloud-9 sia un residuo mareale o una nube di gas di passaggio, e il motivo per cui non si è mai accesa resta aperto.
Astronomi che lavorano con il telescopio spaziale Hubble hanno confermato una struttura atmosferica a dieci lati attorno al polo sud di Saturno. I risultati sono usciti su Science Advances il 4 settembre 2026, a firma di un gruppo guidato da Agustín Sánchez-Lavega, dell'Università dei Paesi Baschi, insieme a colleghi del centro Goddard della NASA e dell'Università della California a Berkeley.
Saturno è noto da decenni per l'esagono del polo nord, fotografato dalle sonde Voyager negli anni ottanta e rimasto pressoché immutato. La figura meridionale si comporta in modo diverso. Le immagini di Hubble dal 2023 ne mostrano solo indizi deboli, e osservatori amatoriali ne hanno colto tracce nel 2024. Nel 2025 i dieci lati erano ben disegnati, e la struttura sembra rafforzarsi invece di svanire.
I ricercatori la descrivono come un'onda dentro una corrente a getto polare che attraversa più strati di atmosfera. Quello che non sanno dire è perché sia comparsa adesso, che cosa la alimenti e se si stabilizzerà come quella del nord.
Un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy dai planetologi Paolo Sossi e Dan Bower, dell'ETH di Zurigo, conclude che la Terra si è formata quasi interamente con materiale nato all'interno dell'orbita di Giove. Le stime precedenti attribuivano tra il 6 e il 40 per cento del pianeta al più freddo sistema solare esterno.
Il gruppo ha confrontato la composizione della Terra con quella di meteoriti, tra cui campioni di Marte e dell'asteroide Vesta, usando dieci sistemi isotopici invece dei due impiegati nella maggior parte dei lavori precedenti. Secondo il risultato, la quota proveniente da oltre Giove è inferiore al 2 per cento della massa terrestre, e forse pari a zero. Probabilmente la gravità del giovane Giove ha fatto da barriera tra le due regioni del disco.
La scoperta apre un nuovo problema: se il materiale ricco d'acqua proveniente da oltre Giove ha raggiunto appena la Terra, non è chiaro da dove vengano gli oceani. Il sistema solare interno era caldo e secco, e secondo i ricercatori l'origine dell'acqua terrestre richiede ora una nuova spiegazione.
I fisici del National Institute of Standards and Technology (NIST) statunitense hanno pubblicato il risultato di un lavoro decennale per misurare la costante gravitazionale di Newton, nota come G grande. Per evitare distorsioni, un ricercatore ha nascosto uno scostamento segreto nei dati sulle masse e ha sigillato la correzione in una busta, così che l'analista non conoscesse mai la risposta vera durante il lavoro.
Aperta infine la busta, il gruppo ha ottenuto un valore di circa 6,67387 x 10^-11 in unità standard. È circa lo 0,0235 per cento in meno rispetto a una misura del 2007 eseguita all'Ufficio internazionale dei pesi e delle misure, in Francia, con un metodo molto simile. Lo studio è uscito sulla rivista Metrologia.
G è la costante fondamentale conosciuta con minore precisione, e i principali laboratori discordano da decenni ben oltre i margini di errore dichiarati. Nessuno sa ancora se il divario derivi da errori sottili e nascosti negli esperimenti o indichi qualcosa che manca nella fisica. Il nuovo risultato non chiude la questione, ma conferma che il disaccordo è reale e persistente.
Alcuni astronomi hanno usato la rete ALMA, in Cile, per misurare il gas che si allontana da 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare confermato in transito nel sistema solare. Un gruppo guidato da Nathan Roth, della American University, ha riferito il 9 settembre su The Astrophysical Journal Letters che la chioma della cometa è insolitamente ricca di metanolo. Rispetto all'acido cianidrico, i rapporti misurati sono risultati vicini a 70 e 120, collocando il visitatore tra le comete più ricche di metanolo mai registrate.
Le comete sono resti congelati del sistema che le ha formate, quindi la chimica del loro ghiaccio viene trattata come un'impronta del luogo di nascita. Lavori precedenti con il telescopio James Webb avevano già segnalato una firma anomala di anidride carbonica e un'acqua diversa da quella misurata nelle comete locali.
L'origine dello squilibrio non è stabilita. Potrebbe indicare ghiacci formati a temperature più basse oppure una regione stellare esposta a una radiazione diversa. L'oggetto sta già svanendo, quindi le misure raccolte finora potrebbero essere le uniche disponibili.
Da circa un secolo gli astronomi osservano strisce scure che attraversano Venere nella luce ultravioletta. Qualcosa mescolato alle nubi di acido solforico del pianeta assorbe quella luce, ma nessuno è riuscito a identificarlo. Gli scienziati lo chiamano semplicemente l'assorbitore sconosciuto, e trattiene una quota consistente della luce solare che arriva su Venere.
Uno studio pubblicato questo mese su Astrobiology, guidato da Jan Spacek della Foundation for Applied Molecular Evolution con colleghi di Corea del Sud, Regno Unito e Polonia, ha affrontato il problema da un'altra direzione. Invece di indovinare la sostanza, il gruppo ha combinato osservazioni esistenti di Venere con modelli di diffusione della luce per calcolare quanto scure debbano essere le goccioline delle nubi. La risposta: molto scure. La sostanza deve assorbire la luce con un'efficienza estrema, essere molto concentrata, o entrambe le cose.
Molti candidati inorganici non raggiungono questa soglia. Molecole a base di carbonio fortemente assorbenti potrebbero farlo, secondo gli autori, che sottolineano che organico non significa biologico. L'identità dell'assorbitore resta aperta, e forse serviranno sonde future come DAVINCI della NASA per chiarirla.
Cariclo, un piccolo corpo ghiacciato largo circa 250 chilometri che orbita attorno al Sole a circa 17 volte la distanza della Terra, è stato il primo oggetto minore in cui sono stati scoperti degli anelli. Un nuovo studio pubblicato su Science Advances, guidato da Pablo Santos-Sanz dell'Istituto di Astrofisica dell'Andalusia (IAA-CSIC), indica che quegli anelli sembrano essere cambiati nel giro di pochi anni.
Il gruppo ha usato il telescopio spaziale James Webb per osservare il passaggio di Cariclo davanti a una stella il 18 ottobre 2022 e ha misurato quanta luce bloccava ciascun anello. Rispetto alle osservazioni del decennio precedente, l'anello interno appare ora nettamente più opaco, quello esterno più tenue.
Secondo i ricercatori la causa non è chiarita. Potrebbe trattarsi di una reale evoluzione del materiale degli anelli, di un effetto dei diversi filtri usati nelle osservazioni precedenti o di entrambe le cose. Se il cambiamento è reale, gli anelli dei corpi piccoli e lontani sono molto più dinamici di quanto si pensasse, e nessun meccanismo che lo spieghi è stato ancora confermato.
Una radiosorgente compatta all'interno della nostra galassia si comporta in un modo che nessuna classe nota di oggetti spiega. Catalogata come VT J1906+0849, e stata individuata nella survey del cielo del Very Large Array nell'ottobre 2017, e i dati d'archivio di una survey del 2005 hanno mostrato che era gia presente. In circa 21 anni e diventata almeno sei volte piu luminosa, ha toccato un picco vicino a 200 millijansky intorno al 2014, poi si e affievolita ed e tornata a brillare alla fine del 2025.
Un gruppo guidato da Jessie M. Miller, del Caltech, ha unito i dati della survey alle osservazioni del Very Long Baseline Array del 2010, 2022 e 2025 e ai puntamenti del telescopio per raggi X Swift. Il telescopio non ha visto nulla, ed e proprio questo il punto che non torna: quasi tutti gli oggetti capaci di una simile emissione radio sono rumorosi anche nei raggi X.
La lettura preferita e un oggetto compatto, buco nero o stella di neutroni, che attira materia e lancia getti, mentre un vento denso del disco nasconde i raggi X. Sarebbe quindi un parente del sistema estremo SS 433. Il nuovo aumento di luminosita resta senza spiegazione.
Dal 2009 il telescopio spaziale Fermi della NASA registra dal centro della Via Lattea più raggi gamma di quanti le sorgenti conosciute possano produrne. Gli astronomi lo chiamano eccesso del centro galattico, e per anni la spiegazione preferita è stata una popolazione nascosta di pulsar al millisecondo, stelle morte che ruotano velocissime e sono troppo deboli per essere viste una per una.
Un gruppo guidato da Florian List dell'Università di Vienna ha riesaminato il segnale sulla rivista Physical Review Letters. Con un sistema di apprendimento automatico addestrato su oltre un milione di fotoni simulati, i ricercatori hanno analizzato insieme la posizione e l'energia dei raggi gamma. Il risultato mette in difficoltà l'ipotesi delle pulsar: servirebbero più di 35.000 sorgenti puntiformi, molte più delle centinaia o poche migliaia previste dai modelli.
Gli autori sottolineano di non aver trovato materia oscura. Concludono soltanto che non si può ancora escludere che particelle di materia oscura si annichiliscano a vicenda producendo la radiazione. La regione centrale affollata, il buco nero supermassiccio Sagittarius A* e dense popolazioni stellari restano possibili contributi, e l'origine reale dell'eccesso è ancora sconosciuta.
Un pulsar che per un decennio era sembrato silenzioso ha prodotto tre improvvise accelerazioni della rotazione, secondo un gruppo guidato da Zhaoyi Wang dell'Universita di Xiamen. L'oggetto, PSR J1637-4642, e stato seguito dal radiotelescopio Murriyang, in Australia, per 15,5 anni, da febbraio 2009 a ottobre 2024.
I pulsar sono resti stellari densi che ruotano con la regolarita di un orologio, per cui ogni salto brusco della frequenza di rotazione si nota subito. Il primo episodio, intorno al 2018, ha alzato quella frequenza di circa 17,54 microhertz, una variazione relativa di 2,7 parti per milione. Il secondo e arrivato circa tre anni dopo, intorno ai 14 nanohertz, e il terzo 2,7 anni piu tardi, intorno ai 179 nanohertz.
Nessuno sa che cosa inneschi questi salti. La spiegazione preferita parla di un trasferimento improvviso di momento angolare da un superfluido interno alla crosta solida, ma gli autori scrivono chiaramente che la causa esatta resta ignota. L'articolo e stato accettato da Astrophysical Journal Letters.
I fisici dell'esperimento LUX-ZEPLIN, un rivelatore a xeno collocato a quasi un chilometro e mezzo di profondita nella Sanford Underground Research Facility, in South Dakota, hanno segnalato una singola interazione di particella che non riescono a spiegare. L'evento ha rilasciato molta piu energia di quanta dovrebbe produrne una normale collisione di materia oscura con un atomo di xeno. Il gruppo stima intorno allo 0,5 per cento la probabilita che provenga da una sorgente nota.
Il fisico Eric Dahl, della Northwestern University, lo ha definito l'evento isolato piu interessante visto in venti anni di ricerca sulla materia oscura. Una lettura possibile e una particella massiva a interazione debole, con massa almeno 200 volte quella del protone. L'altra e assai piu prosaica: un decadimento radioattivo nei materiali stessi del rivelatore, oppure una catena del radon modellata male.
Nulla e deciso. Il risultato copre circa un quarto dei dati previsti, e un singolo evento dimostra poco. L'articolo e stato inviato a Physical Review Letters.
Astronomi che stavano esaminando i dati d'archivio ad accesso libero dell'osservatorio a raggi X Chandra della NASA hanno estratto 84 oggetti che non rientrano in alcuna categoria nota. Il gruppo, guidato da Mustafa Muhibullah dell'Università dell'Alabama, li chiama sorgenti X ipermorbide. I risultati sono usciti su Nature Astronomy il 9 settembre 2026.
Le sorgenti si trovano in sei galassie, tra cui Andromeda, la galassia Girandola e quattro sistemi ellittici. A distinguerle è la forma dell'emissione. I loro raggi X hanno energia così bassa che le normali catene di analisi, che quasi mai cercano sotto il mezzo kiloelettronvolt, le hanno scavalcate per un quarto di secolo. Accanto a quel debole bagliore emetterebbero un'intensa radiazione ultravioletta.
I ricercatori ritengono che gli oggetti possano toccare due problemi aperti: quali sistemi stellari producono le supernove di tipo Ia e che cosa strappa elettroni al gas tra le stelle. Che cosa siano davvero resta indeterminato.
Il radiotelescopio cinese FAST, con apertura di 500 metri, ha individuato due grandi nubi di idrogeno neutro alla periferia della galassia Vortice, M51. Le nubi, denominate Cloud N e Cloud S, sono state trovate in osservazioni alla lunghezza d'onda radio di 21 centimetri. Ciascuna contiene idrogeno pari a circa tre milioni di masse solari, eppure non mostra alcuna luce stellare.
Il gruppo, guidato da Qingze Chen degli Osservatori astronomici nazionali dell'Accademia cinese delle scienze, colloca le nubi tra circa 228.000 e 293.000 anni luce dal centro di M51. La massa totale stimata del loro alone raggiunge miliardi di masse solari. I risultati sono usciti sulla rivista Astronomy and Astrophysics.
Che cosa siano davvero queste nubi resta aperto. Una lettura le considera aloni oscuri che non sono mai riusciti a formare stelle, quindi rari superstiti dell'universo giovane. L'alternativa è più ordinaria: gas strappato a M51 durante incontri passati con le galassie vicine. Gli autori non escludono nessuna delle due ipotesi e chiedono mappe radio più nitide.
Il 12 agosto 2026 la rivista Nature ha pubblicato l'identificazione di un oggetto senza equivalenti nei cataloghi, che gli autori chiamano stella di buco nero. Denominato MoM-BH*-1, e stato individuato dal telescopio spaziale James Webb in una luce partita dalla sua sorgente poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang.
Lo spettro e insolito. La luce si interrompe bruscamente sotto una certa lunghezza d'onda, un profondo salto di Balmer, e l'oggetto non contiene quasi altro che idrogeno ed elio. Il gruppo guidato da Rohan Naidu del MIT descrive un buco nero di circa centomila masse solari sepolto dentro un denso bozzolo di idrogeno. Il bozzolo brilla come un'unica stella enorme, larga all'incirca quanto il sistema solare.
Il significato resta aperto. Webb ha registrato centinaia di oggetti rossi e deboli a distanze simili, e i ricercatori discutono se tutti nascondano la stessa struttura. Neppure su come un buco nero di quella massa si sia formato cosi presto esiste una risposta condivisa.
I ricercatori che hanno analizzato le registrazioni sismiche del lander InSight della NASA descrivono un confine di composizione a circa 24 chilometri sotto la superficie marziana. La roccia sopra è più ricca di silice, quella sotto è dominata da ferro e magnesio. Il lavoro, guidato dall'Università di Oxford con colleghi di Bristol, è uscito sulla rivista Nature Astronomy.
Questo schema compare quando la roccia fusa si accumula nel sottosuolo, si raffredda lentamente e si separa in strati. Sulla Terra il processo è legato al movimento delle placche. Marte non ha placche mobili, e la stratificazione potrebbe estendersi per centinaia o migliaia di chilometri sotto l'emisfero settentrionale.
Che cosa abbia alimentato il sistema resta senza risposta. Marte è stato descritto per decenni come un pianeta dal guscio rigido, i cui vulcani attingevano solo a serbatoi poco profondi. Se un corpo simile può costruire una rete interconnessa di queste dimensioni, la spiegazione consueta sulla formazione delle croste rocciose è incompleta. Non si sa nemmeno se qualche parte di quel sistema conservi calore oggi.
Scomparsi e indagini aperte
Il 2 ottobre 1982 due pescatori, in un lago senza nome a nord della Highway 301 vicino all'Interstate 4 a Tampa, in Florida, trovarono il corpo di un uomo che galleggiava a faccia in giù. Era senza vestiti e senza documenti. La causa della morte fu registrata come annegamento, e il caso è rimasto aperto per oltre quarant'anni con il numero UP214 nella banca dati nazionale. Esami precedenti avevano notato diverse fratture guarite e protesi chirurgiche, ma nessun nome.
In seguito i resti sono stati riesumati dall'ufficio dello sceriffo della contea di Hillsborough, dal medico legale della contea e dall'Università della Florida del Sud. Nel 2024 i reperti sono stati inviati al laboratorio Othram, in Texas, che ha creato un profilo genetico e svolto una ricerca genealogica. Le piste hanno portato ad alcuni parenti, e l'uomo è stato identificato come Robert William Hart. L'annuncio è arrivato il 6 ottobre 2026.
Il comunicato non indica la sua età, dove fu visto l'ultima volta né come finì nel lago. Queste domande restano senza risposta.
Il 29 settembre 1999 il corpo di una donna, in avanzato stato di decomposizione, fu trovato a bordo di un cabinato abbandonato che andava alla deriva nella baia di Sigsby, vicino a Rat Key, al largo di Key West, in Florida. Gli investigatori vi erano stati indirizzati da una telefonata anonima di un uomo che si definiva il suo fidanzato e diceva che lei aveva tendenze suicide. Le impronte digitali non diedero riscontri e per 27 anni fu conosciuta solo con il soprannome "Cinnamon".
Questo mese Othram ha annunciato che l'ufficio dello sceriffo della contea di Monroe e la polizia statale della Florida l'hanno identificata come Cumie Doylene McCutcheon. Othram ha ricavato un profilo del DNA tramite sequenziamento del genoma e i genealogisti dello Stato hanno rintracciato dei parenti.
Si ritiene che la morte sia legata a una possibile overdose di anfetamine e alcol, e il suicidio è stato considerato tra le ipotesi. Restano senza risposta pubblica alcune domande: chi fosse l'autore della telefonata, se il suo racconto sia mai stato verificato e come lei sia finita da sola su una barca abbandonata.
Nell'aprile del 1982 una donna fu trovata morta sulla riva del fiume Black Warrior, nella comunità di Fosters, contea di Tuscaloosa, in Alabama. La sua morte fu violenta e, 44 anni dopo, nessuno sa chi fosse. Il 7 ottobre gli investigatori hanno reso noto che nuovi reperti del caso sono in fase di analisi.
Il caso è insolito perché le prove erano numerose fin dall'inizio. Il corpo fu trovato poco dopo la morte e la polizia aveva fotografie a colori, impronte digitali, cartella dentale e i suoi vestiti. Eppure nessuno si fece avanti. L'autopsia mostrò che aveva partorito, quindi potrebbero esserci parenti ancora in vita. Gli investigatori ritengono che probabilmente non fosse della zona. I resti sono stati riesumati per cercare altri indizi, e una ricostruzione facciale realizzata nel 2023 dal laboratorio FACES della Louisiana State University ha portato segnalazioni ma nessuna svolta.
L'unità crimini violenti di Tuscaloosa spera che la genealogia genetica le restituisca finalmente un nome. Le prove del 1982 però non furono conservate pensando al DNA, quindi il successo non è garantito.
La polizia di Stato della Pennsylvania ha identificato una giovane donna il cui corpo fu trovato l'8 aprile 1986 in un bosco accanto all'autostrada Interstate 81, a Kline Township, nella contea di Schuylkill. Si tratta di Gladys T. Johnson, di Washington, chiamata Tinker dalla famiglia. Aveva 18 anni quando uscì di casa nel marzo 1986 per festeggiare il compleanno e non fece più ritorno.
Il corpo fu scoperto da un ciclista che percorreva dei binari vicini. Indossava solo un anello dell'amicizia in argento. L'autopsia non trovò segni di violenza e indicò gli effetti della cocaina come causa del decesso, ma le modalità della morte rimasero indeterminate. Fu sepolta senza nome quello stesso anno.
Nel 2024 i resti sono stati riesumati e nel 2025 è iniziato il lavoro di genealogia genetica. Una ricostruzione del volto diffusa dal Centro nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati ha spinto una parente a farsi avanti nel giugno 2026, e a ottobre la polizia ha confermato l'identità.
Resta sconosciuto come Johnson sia arrivata nella contea di Schuylkill e con chi abbia trascorso le ultime settimane. La polizia chiede a chiunque l'abbia conosciuta di contattare la caserma di Frackville.
Il 14 febbraio 2008 il corpo di un uomo fu trovato mentre galleggiava nel fiume Alafia, a Riverview, in Florida. Il volto era riconoscibile, eppure l'Ufficio del medico legale della contea di Hillsborough non riuscì a stabilire chi fosse. Per 18 anni è rimasto nella banca dati nazionale NamUs soltanto come il John Doe di Riverview.
L'ufficio ha inviato campioni al laboratorio texano Othram, che ha ricavato un profilo del DNA dettagliato e lo ha confrontato con banche dati genealogiche. Le piste hanno portato gli investigatori a possibili parenti e i test hanno confermato l'identità: George Hayward Coy Jr., nato nel febbraio 1962. Il lavoro è stato pagato grazie a una legge della Florida che finanzia i test genetici nei casi irrisolti, ed è la 70a identificazione annunciata nello stato con l'aiuto di Othram.
L'annuncio del 6 ottobre 2026 lascia domande aperte. Non spiega come Coy sia finito nel fiume, che cosa abbia causato la sua morte né perché nessuno lo abbia collegato per tanto tempo a una denuncia di scomparsa.
Il 3 gennaio 2005 il corpo di un uomo fu recuperato dal canale Illinois-Michigan a Summit, un sobborgo a sud-ovest di Chicago. Il medico legale della contea di Cook stabilì che era morto annegato, ma a oltre vent'anni di distanza non si sa ancora chi fosse né come sia finito in acqua.
Gli investigatori lo descrivono come un uomo tra i 50 e i 65 anni, alto circa 1,75 metri, con capelli brizzolati e baffi. Moxxy Forensic Investigations ha riaperto il caso con la genealogia genetica investigativa, confrontando il suo DNA con banche dati genealogiche. I primi risultati indicano origini dell'Asia occidentale o del Mediterraneo orientale e possibili legami con il nord o il nord-ovest di Chicago, ma il gruppo sottolinea che sono dati preliminari.
Un ostacolo è che alcune comunità sono poco rappresentate nelle banche dati genetiche, e questo rende più difficile trovare parenti. Chiunque ricordi un uomo scomparso in quel periodo è invitato a farsi avanti, anche solo con un soprannome, un posto di lavoro o un vecchio indirizzo.
I resti scheletrici trovati il 1 settembre 1983 accanto alla Highway 36, in una zona rurale della contea di Hamilton, in Texas, sono stati identificati come quelli di Betty Jo Norris, che aveva 44 anni. Era stata uccisa con un solo colpo di pistola alla testa. Per 43 anni la donna è rimasta senza nome.
L'identificazione è arrivata grazie ad analisi del DNA avanzate, finanziate da un programma federale per l'esame delle prove. BODE Technologies ha condotto una ricerca di genealogia genetica che ha portato a parenti nelle contee di Brazos e Bell. Gli investigatori hanno poi rintracciato il figlio a Belton, il cui campione di DNA ha confermato la corrispondenza nell'agosto 2026. I Texas Rangers e l'ufficio dello sceriffo lo hanno annunciato il 5 ottobre.
Il nome risponde solo alla prima domanda. Chi le abbia sparato resta ignoto, e le circostanze della sua scomparsa nei primi anni Ottanta devono ancora essere ricostruite. Il caso resta un omicidio aperto e chi conosceva Norris all'epoca è invitato a farsi avanti.
La polizia dello Stato del New Jersey ha identificato l'uomo noto per decenni come il John Doe di Atlantic City. Si tratta di Glen Napoleon Burbage, sottufficiale in pensione della Guardia Costiera statunitense, nato nel 1921, che nel marzo 1981 volò ad Atlantic City, ritirò i bagagli e non fu mai più visto vivo. La famiglia ne denunciò la scomparsa il 23 marzo 1981.
Il 22 maggio 1981 l'equipaggio di un peschereccio avvistò un corpo a circa un chilometro e mezzo dalla costa. Per 45 anni gli investigatori ebbero poco più dei vestiti, un orologio Timex e alcuni perni chirurgici nelle braccia dovuti a vecchie fratture. Le banche dati del DNA non diedero riscontri. I genealogisti del centro di genealogia genetica investigativa del Ramapo College hanno trovato una pista, un parente in Carolina del Sud ha fornito un campione e il laboratorio della polizia ha confermato l'identità nel luglio 2026.
Il nome è solo metà della risposta. Non è stato stabilito come Burbage sia morto né come sia finito in mare, e l'indagine resta aperta. La polizia chiede informazioni al pubblico.
Nancy Perry Baird lavorava in un distributore Fina sulla U.S. 89 a East Layton, nello Utah, il 4 luglio 1975, quando è scomparsa. Non è mai stata ritrovata e il caso è aperto da 51 anni.
L'ufficio dello sceriffo della contea di Davis ha ora reso noto che nel maggio 2025 i suoi agenti hanno scavato il cortile di una casa a Layton. In quella casa aveva abitato un uomo che all'epoca della scomparsa era agente di polizia a East Layton. Un georadar aveva rilevato una cavità sotterranea, ma lo scavo ha dimostrato che si trattava di un falso positivo. Non sono stati trovati resti umani.
Il detective a capo delle indagini ha detto che gli investigatori sono partiti da poco più di un'intuizione e che hanno ancora diverse ipotesi. L'ex agente è considerato una persona di interesse, il che non equivale a una dichiarazione di colpevolezza. Secondo gli investigatori il caso resta molto attivo e segnalazioni recenti li hanno indirizzati verso altri luoghi. Dove si trovi Nancy Baird e cosa sia accaduto quella notte resta sconosciuto.
Una giovane trovata strangolata in una stanza d'albergo nel centro di Oakland il 2 ottobre 1969 ha finalmente riavuto il suo nome. La polizia di Oakland e l'FBI hanno annunciato il 1 ottobre che si trattava di Joanne Yvonne Burdick, chiamata Joanie dalla famiglia. Aveva solo 16 anni.
La svolta è arrivata grazie alle moderne analisi del DNA. L'ufficio dell'FBI di San Francisco si è unito alle indagini nel 2020 e lo studio genetico ha infine collegato i resti al fratello. La famiglia aveva denunciato la sua scomparsa decenni fa, ma non aveva mai saputo cosa le fosse successo.
L'omicidio resta irrisolto. Secondo la polizia, un sospettato è noto da tempo, un fuggitivo mai catturato, e ora gli investigatori cercano di capire se sia ancora vivo; avrebbe più di novant'anni. Resta aperta la domanda su come un'adolescente cercata dalla famiglia sia rimasta senza nome per oltre mezzo secolo.
I resti umani trovati nel 2020 dentro contenitori riposti nell'intercapedine sotto una casa di Forest Drive, a Big Bear Lake in California, sono stati identificati come quelli di Jill Maiorca. Aveva 29 anni quando ne fu denunciata la scomparsa nel 2007, anche se gli investigatori ritengono ora che sia stata uccisa già nel 2006.
Per anni i resti sono rimasti senza nome. Il gruppo casi irrisolti dello sceriffo della contea di San Bernardino ha ripreso il fascicolo nel 2023, e i progressi nell'analisi del DNA hanno infine permesso l'identificazione. Lo sceriffo Shannon Dicus ha reso merito all'unità cold case, istituita nel 2008.
Dopo l'identificazione, l'ex marito è stato arrestato e accusato di omicidio, con l'aggravante dell'uso di un'arma letale. Non è stato condannato e la lettura formale delle accuse è stata rinviata al 12 ottobre 2026. Gli investigatori non hanno reso noto un movente, e molte domande restano aperte, tra cui come i resti siano finiti nella casa e perché ci siano voluti quasi vent'anni per restituirle il suo nome.
Gli investigatori dello sceriffo della contea di Santa Barbara hanno riaperto il caso di Mitchell "Buster" Garcia, un ventitreenne di Santa Barbara visto vivo per l'ultima volta nell'agosto 1987. Circa sei mesi dopo, il 10 febbraio 1988, furono trovati resti umani nella zona delle sorgenti termali di Caliente, nella foresta nazionale di Los Padres, sulle montagne sopra la città.
I resti furono identificati come quelli di Garcia grazie alla documentazione dentale, dopo un esame antropologico e una ricostruzione facciale a partire dal cranio. Gli investigatori stabilirono che era morto per ferite d'arma da fuoco, ma il caso rimase irrisolto.
In un aggiornamento della settimana scorsa, l'ufficio dello sceriffo ha comunicato che gli investigatori seguono una persona di interesse che si troverebbe in Messico. Il nome non è stato reso noto e non è stato annunciato alcun arresto. Resta ignoto come Garcia sia finito nella foresta e cosa sia accaduto nei mesi successivi alla scomparsa. Chi lo conosceva nell'estate 1987 può chiamare il (805) 681-4150 o la linea anonima (805) 681-4171.
Sei mesi dopo che Amy Hillyard è uscita di casa nel quartiere di Cleveland Heights, a Oakland, il 25 marzo, i volontari la stanno ancora cercando. Hillyard, madre di due figli, è investigatrice privata e comproprietaria del caffè Farley's East. Secondo la famiglia era un'appassionata escursionista che usava i sentieri per gestire l'ansia e stava attraversando problemi di salute mentale.
La pista più recente nasce da una nuova analisi dei dati del suo cellulare svolta da un'agenzia investigativa privata. È emerso che prima di sparire Hillyard aveva cercato informazioni su otto sentieri tra Oakland e Berkeley, e cinque di questi non erano mai stati perlustrati. Nel fine settimana i volontari sono partiti per percorrerli.
Finora ci sono state circa 20-25 ricerche di volontari, alcune con cani molecolari, oltre a tre operazioni più ampie con polizia, vigili del fuoco e personale dei parchi regionali di East Bay. La famiglia offre una ricompensa di 25.000 dollari. Dove sia andata dopo essere uscita di casa, e se si trovi su uno di quei sentieri, resta ignoto.
A più di un anno dall'ultima volta in cui Danielle Bell è stata vista, i suoi familiari continuano a cercarla da soli. Sabato la famiglia si è riunita alla Second Baptist Church di Kansas City, nel Missouri, si è divisa in squadre e ha percorso le strade attorno alla 26th Street e a Prospect Avenue, dove la donna, 43 anni, era stata vista per l'ultima volta nel 2025. Hanno distribuito la sua foto e parlato con residenti e senzatetto. A guidare le ricerche è il fratello, Ronelle Bell.
La polizia di Kansas City afferma che al caso sono assegnati degli investigatori. Ricorda anche che, secondo la legge del Missouri, gli agenti non possono obbligare un adulto capace a tornare a casa senza indizi di reato, rapimento o incapacità mentale.
Non è stato reso pubblico alcun avvistamento confermato né una pista concreta. Non si sa se se ne sia andata di sua volontà o se le sia successo qualcosa. Chi ha informazioni può chiamare la sezione persone scomparse al numero 816-234-5043.
Resti umani rinvenuti tra la boscaglia a Feltham, nel sud-ovest di Londra, sono stati identificati ufficialmente come quelli di Joanne Sheen, madre di tre figli della zona di Southampton, scomparsa quasi sette anni fa. Aveva 44 anni quando fu vista per l'ultima volta, il 5 dicembre 2019, dopo un viaggio da Fareham a Southampton. La famiglia ne denunciò la scomparsa nel febbraio 2020.
Le ossa sono emerse il 12 agosto 2026, quando un passante le ha notate nel sottobosco vicino al parco di Bedfont Lakes, bruciato da un incendio una settimana prima. L'esame medico-legale, compreso il test del DNA, ne ha confermato l'identità a settembre.
La polizia dell'Hampshire, che guida l'indagine, tratta la morte come omicidio e afferma di aver seguito oltre 4.000 piste e raccolto più di 300 testimonianze. Ci sono stati arresti, ma nessuno è stato incriminato. Come e quando sia morta, e come i suoi resti siano finiti nella zona ovest di Londra, resta sconosciuto. È ancora valida una ricompensa di 20.000 sterline per informazioni.
Jakhobi Hale, un ventunenne di Seattle, il 16 maggio è uscito dalla casa dei nonni vicino a Darrington, nello stato di Washington, per quella che aveva descritto come una breve escursione verso la zona di Gold Hill. Aveva con sé una giacca impermeabile, un machete e qualche snack, ma aveva lasciato a casa il telefono, dicendo che sarebbe tornato prima del buio. Non è mai rientrato.
Il servizio di ricerca e soccorso della contea di Snohomish ha condotto ricerche per una settimana. I cani hanno fiutato una breve traccia a nord della proprietà, vicino alla vecchia Mountain Loop Highway, e l'unico segno materiale trovato finora è quello che potrebbe essere un taglio di machete sulla vegetazione. Una fototrappola ha ripreso due persone non identificate nella zona verso le 13:50 di quel giorno, e la famiglia spera che si facciano avanti.
La madre continua a cercarlo con volontari, tra cui cacciatori e raccoglitori della zona, e ha raccolto fondi per altre ricerche. Restano aperte le domande su chi fossero le due persone riprese e se i vecchi pozzi minerari del bosco siano stati controllati. Non ci sono indizi di reato e la sua sorte resta ignota.
Il 4 dicembre 1982 alcuni fedeli della chiesa cattolica del Sacro Cuore a Boise, in Idaho, trovarono un uomo morto su una panca. Aveva ingerito cianuro, non portava documenti utili e fu sepolto senza nome. Per 44 anni il caso è stato noto come il Viandante sconosciuto.
Il 23 settembre l'ufficio dello sceriffo della contea di Ada ha reso nota la sua identità: Mathew Francis Betkouski, chimico organico che aveva lavorato per Lockheed a progetti della NASA. Una chiave con il marchio di una ferramenta di Jacksonville ha condotto gli investigatori ai registri immobiliari e a un fratello, il cui DNA è risultato compatibile con tracce trovate sul portafoglio.
Lo sceriffo ha inoltre ipotizzato un possibile legame con gli avvelenamenti da Tylenol del 1982 nell'area di Chicago, che causarono sette morti e non furono mai risolti. Lo ha definito un sospettato plausibile, sottolineando però che non viene indicato formalmente come tale. Gli investigatori segnalano una differenza importante: il cianuro collegato a lui era cianuro di sodio, mentre le vittime morirono per cianuro di potassio. La polizia di Chicago afferma che il caso resta aperto.
Resti scheletrici rinvenuti l'8 settembre 2026 in una zona rurale della contea di Caldwell, in Texas, sono stati identificati tramite DNA come quelli di Jason Landry, studente della Texas State University scomparso quasi sei anni fa. Un residente ha trovato le ossa a est di Salt Flat Road, tra Soda Springs e Biggs Road. L'ufficio del procuratore generale del Texas ha annunciato l'identificazione il 23 settembre.
Landry, allora ventunenne, scomparve il 13 dicembre 2020 mentre guidava dal suo appartamento a San Marcos verso la casa di famiglia a Missouri City. La sua auto fu trovata incidentata su Salt Flat Road, vicino al punto in cui ora sono emersi i resti. Vestiti, uno zaino, un portatile e altri oggetti erano sparsi sulla strada, ma le ricerche ripetute negli anni successivi, compresa quella in uno stagno, non lo hanno mai trovato.
Causa e modalità della morte non sono state stabilite. L'ufficio dello sceriffo afferma di non vedere segni di reato. Come Landry abbia lasciato il luogo dell'incidente, e perché le ricerche non lo abbiano trovato per così tanto tempo, resta inspiegato.
La polizia di Stato del New Jersey ha annunciato il 22 settembre 2026 che i resti umani recuperati a Woodland Township, nella contea di Burlington, appartengono a Denice Smith. Aveva 51 anni quando, il 9 ottobre 2023, si è allontanata dalla sua casa nella stessa località e non è più stata vista.
Agenti e volontari hanno condotto per quasi tre anni ricerche ripetute nelle pinete circostanti, senza esito. Il 12 aprile 2026 una battuta coordinata dalla squadra volontaria di soccorso della contea ha individuato dei resti nella zona di Laurel Lane e Cedar Lane, a poca distanza dall'abitazione.
L'identificazione ha richiesto mesi. I confronti forensi sono stati eseguiti dall'unità di antropologia forense della polizia di Stato e confermati dall'ufficio del medico legale della contea alla fine di agosto 2026.
L'annuncio chiarisce dove sia finita, non come sia morta. Non è stata resa nota una causa del decesso e gli investigatori non hanno descritto che cosa sia accaduto tra la porta di casa e quel tratto di bosco poco lontano.
Gus Lamont, quattro anni, è scomparso il 27 settembre 2025 dal cortile recintato dei nonni a Oak Park Station, una proprietà isolata a circa 240 chilometri a nord di Adelaide, in Australia Meridionale. Quasi un anno dopo non è stato ritrovato e nessuno è stato incriminato.
Le ricerche sono state tra le più vaste nella storia dello Stato. Poliziotti, soldati e volontari hanno battuto la zona a piedi, tre bacini d'acqua sono stati svuotati e sei pozzi minerari ispezionati. Droni e immagini aeree ad alta risoluzione analizzate con l'intelligenza artificiale hanno coperto oltre 700 chilometri quadrati. Le squadre sono tornate dopo le piogge di maggio, e una nuova serie di foto aeree scattata ad agosto è ancora in analisi.
Dopo cinque mesi la polizia ha classificato il caso come reato grave, citando incongruenze nei racconti di persone presenti nella proprietà, e ha detto che una residente ha smesso di collaborare. I genitori sono stati esclusi. Gli oggetti sequestrati a gennaio non hanno dato nuove piste. Nessun indumento, nessuna impronta né altra traccia fisica è stata trovata, ciò che gli investigatori considerano il mistero centrale del caso.
L'ufficio dello sceriffo della contea di Benton, in Arkansas, intende riesumare i resti di un neonato noto solo come Baby Boy Doe, sperando che i moderni test del DNA permettano finalmente di dargli un nome.
Il 16 aprile 1977 un gruppo di ragazzi che giocava in un bosco vicino all'incrocio tra le strade di contea 201 e 70 trovò il corpo di un bambino appena nato, insieme a un sacchetto di plastica e alla placenta. Nonostante gli appelli pubblici dell'epoca, né il bambino né i suoi genitori furono mai identificati, e fu sepolto nel cimitero di Bentonville.
Secondo l'ufficio dello sceriffo, i progressi del DNA offrono un'opportunità che gli investigatori non avevano quasi cinquant'anni fa, e cita una riesumazione del 2019 nella stessa contea che portò all'identificazione di Fred James Grow. Come sia morto il bambino e chi lo abbia lasciato nel bosco resta ignoto. Chi ha informazioni è invitato a contattare il tenente Hunter Petray.
Nancy Tucker è scomparsa il 26 settembre 2024, quando l'uragano Helene ha attraversato il Tennessee orientale e ha fatto straripare il fiume Nolichucky. Il marito Jim è stato recuperato senza vita vicino al ponte Jackson nel giro di pochi giorni. Lei no. La tempesta ha ucciso 18 persone nello Stato e il suo caso era tra gli ultimi ancora aperti.
Il 12 settembre le squadre di ricerca hanno trovato resti umani sull'isola Jackson, dentro la Cherokee National Forest e a più di tre miglia a valle del punto in cui si riteneva che fosse. Il centro forense William Jenkins della East Tennessee State University ha confermato l'identità con le cartelle dentarie in un solo giorno. L'agenzia di emergenza della contea di Washington e di Johnson City ha annunciato l'esito.
Come i resti siano finiti lì, e perché quasi due anni di ricerche non abbiano raggiunto quel punto, non è stato spiegato. Non è stata resa nota la causa della morte. La coppia viveva circa quattro miglia e mezzo a monte.
Nell'ottobre 2015, mentre la siccità abbassava il livello del bacino di New Melones, furono avvistati resti umani sotto il ponte di Parrotts Ferry, nella contea di Calaveras, in California. Gli investigatori considerarono la morte sospetta, ma per oltre dieci anni la donna è rimasta senza nome.
L'ufficio dello sceriffo della contea di Calaveras l'ha ora identificata come Anita Kathleen Ranker, nata nel 1969 nella contea di Santa Clara. Una squadra per i casi irrisolti, creata nel 2021, ha inviato campioni a laboratori privati. A giugno 2026 è stato possibile estrarre il DNA, e alcuni genealogisti genetici hanno rintracciato parenti che hanno fornito un campione di confronto. Il Dipartimento di Giustizia della California ha aiutato a confermare il risultato.
L'identificazione apre tante domande quante ne chiude. Gli investigatori ritengono che Ranker sia scomparsa prima del 2000 e vivesse allora a Murphys o nei dintorni, ma nessuno ha mai denunciato la sua scomparsa. Lo sceriffo ritiene probabile un omicidio e chiede a chiunque l'abbia conosciuta di farsi avanti.
Un coroner del Queensland, in Australia, sta esaminando la scomparsa di Joanne Butterfield, madre di Mossman, nell'estremo nord dello Stato, vista per l'ultima volta il 26 giugno 1998. Aveva lasciato una casa a Mowbray, vicino a Port Douglas, e si ritiene che facesse l'autostop a tarda notte.
Due giorni dopo alcuni suoi effetti personali, tra cui vestiti, un curriculum e documenti d'identità, furono trovati su un belvedere di Pin Gin Hill, a circa 160 chilometri. In seguito la figlia ricevette a scuola una busta con altri oggetti della madre. Aveva il timbro postale del 29 luglio 1998, un mese dopo la scomparsa, e la calligrafia di Joanne. Non furono trovate impronte digitali.
Un investigatore in pensione ha dichiarato che il suo rapporto del 2002 lasciava tre ipotesi: che si fosse tolta la vita, che fosse andata a sud e sia ancora viva, o che avesse subito un crimine lungo la strada. Due uomini che la conoscevano hanno testimoniato di non avere alcun coinvolgimento. Devono ancora deporre alcuni tassisti e tecnici della polizia scientifica. Il suo destino, e chi abbia spedito la busta, restano ignoti.
Un operaio di un vivaio che ripuliva un terreno boscoso vicino a South Military Trail, nella zona non incorporata di Boynton Beach, in Florida, ha trovato ossa umane l'11 maggio 2023. I resti erano scheletrizzati e non portavano nulla che permettesse di risalire a un nome, e il fascicolo e rimasto aperto come Jane Doe per oltre due anni.
Nel 2025 l'ufficio dello sceriffo della contea di Palm Beach ha inviato i reperti al laboratorio Othram, in Texas. Gli analisti hanno costruito dall'osso un profilo del DNA molto dettagliato e lo hanno usato per una ricerca genealogica che ha indirizzato gli investigatori verso un solo ramo familiare. Il lavoro successivo dell'unita casi irrisolti ha confermato la corrispondenza e l'identificazione e stata annunciata il 4 settembre 2026. Si tratta di Regina Hess, nata il 22 agosto 1948, che avrebbe avuto circa 74 anni quando il corpo e stato trovato.
Quasi tutto il resto manca ancora. La causa della morte non e stata resa pubblica, non si sa come sia finita in quel terreno e non si spiega perche la sua scomparsa non sia mai stata denunciata.
Un uomo il cui corpo fu recuperato dal fiume Yamhill, vicino a Dayton, in Oregon, il 2 luglio 1988 ha finalmente un nome. Si tratta di George Runion Griffin, nato l'11 giugno 1931, secondo quanto annunciato dall'ufficio dello sceriffo della contea di Yamhill, dalla divisione di medicina legale della polizia di Stato dell'Oregon e dal laboratorio privato Othram. Al momento della morte avrebbe avuto 57 anni.
I resti furono trovati a sud dell'approdo per barche di Dayton, molto decomposti dopo una lunga permanenza in acqua. Gli investigatori stimarono allora che fosse un uomo bianco tra i 50 e i 70 anni, alto circa 1,78 metri, con i capelli grigi. Era stato legato e zavorrato con oggetti pesanti, e la morte fu classificata come omicidio. Per oltre tre decenni è rimasto registrato come sconosciuto nella banca dati nazionale NamUs, con il caso UP10882.
Nel 2025 le prove sono state inviate a Othram, dove il sequenziamento del genoma e la genealogia genetica hanno portato gli investigatori a Griffin. L'identificazione dice chi era, ma non chi lo ha ucciso né perché. L'indagine per omicidio resta aperta.
I resti scheletrici trovati il 5 giugno 2011 nel parco Sellers, a Wilmington, nel Delaware, sono stati identificati come quelli di Hannah Graham Kleitz, morta di malattia nel 1907 a 29 anni. La polizia della contea di New Castle ha annunciato l'identificazione, ottenuta con la genealogia genetica forense.
Gia il primo esame aveva registrato lunghi capelli castano scuro raccolti in una sola treccia e lavori dentali in oro sui denti anteriori, segni di una sepoltura antica e non di una morte recente. Il laboratorio Othram ha ricostruito un profilo del DNA nel maggio 2021, e la ricerca genealogica guidata da un detective della contea di Montgomery ha confermato la corrispondenza nel gennaio 2026.
Kleitz era stata sepolta in un mausoleo del cimitero Riverview di Wilmington. Un parente ha riferito agli investigatori che la tomba fu aperta illegalmente nel 2002, e la polizia ritiene che i resti siano stati portati via allora. Come le ossa siano arrivate dal cimitero a un parco pubblico, e chi le abbia spostate, resta ignoto. Nessuna accusa e stata formulata.
Alcuni volontari a Warren, nell'Ohio, stanno battendo la città strada per strada alla ricerca di Love Taylor, madre di tre figli di 36 anni di cui non si hanno notizie dalla metà di agosto. È stata vista per l'ultima volta l'11 agosto 2026 e da allora il suo telefono resta spento.
Le squadre di ricerca sono state organizzate da un'amica e si sono estese ai centri vicini. La polizia riferisce che le telecamere di lettura automatica delle targhe hanno registrato un veicolo collegato a lei diretto verso Toledo, ma gli inquirenti non hanno indizi di rapimento e non hanno classificato la scomparsa come reato.
I familiari hanno detto alla stampa locale di essere stati preoccupati per le condizioni in cui viveva prima di sparire, anche se non risultano denunce in merito. La polizia di Warren continua a chiedere informazioni e tiene aperta una linea anonima. Quasi un mese dopo non c'è alcun avvistamento confermato né una spiegazione di quell'improvvisa interruzione dei contatti.
Cindy Marcell Blizzard aveva 15 anni quando lasciò la sua casa di Monkton, nel Maryland, nella primavera del 1977. Il 29 dicembre dello stesso anno resti scheletrici e indumenti furono trovati in un'area boschiva vicino a una fabbrica nella contea di Wilson, in Carolina del Nord, a circa cinque ore di strada verso sud. I resti sono rimasti senza nome per quasi 49 anni.
L'8 settembre 2026 gli investigatori hanno annunciato che i resti sono suoi. La squadra per i casi irrisolti dell'ufficio investigativo statale della Carolina del Nord ha inviato campioni ossei a un'analisi avanzata del DNA nel 2024, e il confronto genealogico ha portato a parenti viventi, che hanno confermato il legame. Hanno partecipato anche l'FBI, la sezione omicidi della polizia di stato del Maryland e la polizia di Raleigh.
La causa della morte resta ufficialmente indeterminata. Secondo le autorità, il luogo e le condizioni del ritrovamento aumentano la probabilità di un atto criminale, e il fascicolo viene ora trattato come indagine per omicidio. Come una ragazza del Maryland rurale sia finita in un bosco della Carolina del Nord, e chi ve l'abbia lasciata, resta sconosciuto.
I resti umani trovati nel luglio 2020 sulla veranda di una casa vuota a Birmingham, in Alabama, sono stati identificati come quelli di Willie Warren Tansil Jr., un uomo di 58 anni di Grand Rapids, nel Michigan. L'ufficio del coroner e medico legale della contea di Jefferson ha annunciato l'identificazione l'8 settembre 2026, oltre sei anni dopo il ritrovamento.
Il confronto del DNA con i metodi consueti non aveva prodotto alcuna corrispondenza e il caso era rimasto fermo. Nel 2025 un campione è stato inviato al laboratorio privato Othram per la genealogia genetica forense. I genealogisti hanno seguito rami di parenti lontani per circa dieci mesi prima di arrivare ai familiari stretti, che hanno fornito un campione di riferimento e confermato l'identità. Tansil era stato dato per scomparso alla polizia di Grand Rapids nel 2017.
Il medico legale ha indicato come causa del decesso una cardiopatia ipertensiva, quindi cause naturali. Nessuno ha spiegato come sia arrivato in Alabama. Non gli si conoscevano legami con Birmingham e non risulta come abbia compiuto quel viaggio verso sud.
Sara May Reynolds, 26 anni, e stata vista per l'ultima volta il 2 luglio 2026 sulla statale 492, vicino allo svincolo con l'Interstate 81, nel comune di New Milford, contea di Susquehanna, in Pennsylvania. Non aveva un'auto. Gli investigatori ritenevano che stesse camminando o che viaggiasse con una persona che non sono mai riusciti a identificare.
Il 21 agosto sono stati trovati resti umani in una zona boscosa dello stesso comune. Il 28 agosto il medico legale della contea ha confermato che erano suoi. La polizia di Stato afferma che causa e circostanze della morte restano indeterminate, e secondo la stampa lo stato dei resti impedisce un'autopsia convenzionale.
La polizia non ha reso noto chi abbia trovato i resti, il luogo esatto o se sospetti un reato. L'indagine e aperta ed e stata offerta una ricompensa. La domanda di fondo resta senza risposta. Una giovane donna e scomparsa in pieno giorno su una strada di campagna ed e morta a pochi chilometri, e nulla di quanto pubblicato spiega come.
Nancy Guthrie, 84 anni, è stata portata via dalla sua casa di Catalina Foothills, vicino a Tucson, in Arizona, il 1 febbraio 2026. Quasi sette mesi dopo non è stata trovata e nessun sospettato è stato indicato. Richieste di riscatto sono arrivate alla famiglia e a un'emittente televisiva locale, e gli investigatori hanno poi giudicato alcune di esse tentativi di estorsione senza fondamento.
A fine agosto gli agenti sono stati chiamati per resti umani rinvenuti in un'area desertica a ovest della città. Lo sceriffo della contea di Pima ha dichiarato che non c'era alcun indizio di collegamento con il caso. Il medico legale capo della contea ha spiegato che il suo ufficio riesce ogni volta a escludere rapidamente una corrispondenza.
La ripetizione fa parte della storia. La contea di Pima custodisce circa 600 insiemi di resti umani non identificati, più di qualsiasi altra contea degli Stati Uniti, molti appartenenti a migranti morti attraversando il deserto di Sonora. Dove si trovi Guthrie, e chi sia entrato in casa sua, resta ignoto.
Archeologia enigmatica
La Grotta delle Veneri, vicino a Parabita in Puglia, è nota per resti legati ai Neanderthal e ai primi esseri umani moderni, e per due piccole statuette di donne incinte trovate nel 1966. In vista di un restauro previsto, un gruppo di cui fanno parte D. F. Barbolla e G. Leucci ha esaminato il terreno circostante con georadar e tomografia elettrica, due metodi che guardano sotto terra senza scavare.
I risultati, pubblicati su Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage, indicano diversi vuoti sepolti. In un'area i segnali suggeriscono grandi cavità larghe circa 8-10 metri, a soli uno-tre metri di profondità e forse collegate alla grotta nota. Spazi sospetti più piccoli compaiono in altre due zone, insieme a roccia fratturata sotto la grotta che potrebbe incidere sulla sua stabilità.
Nulla è confermato. Umidità, roccia frantumata e riempimenti sciolti possono sembrare vuoti su questi strumenti, e la vegetazione fitta ha impedito parte del rilievo. Se i vuoti siano reali, se si colleghino alla sala principale e se contengano tracce archeologiche, potrà dirlo solo uno scavo.
La maggior parte delle persone nella Scandinavia dell'età del ferro e dell'epoca vichinga veniva sepolta in tumuli o cimiteri. Un nuovo studio esamina le eccezioni: oltre 190 ossa umane deposte dentro o intorno alle abitazioni tra il 500 a.C. circa e il 1050 d.C. La ricerca, guidata da Marianne Hem Eriksen del Museo nazionale di Danimarca, è pubblicata sul Journal of Archaeological Method and Theory.
Almeno 12 di questi individui, tra cui due donne e un bambino, avevano subito ferite violente intorno al momento della morte. Sei presentavano lesioni alla testa e quattro più ferite. La quota di casi violenti sembra crescere nel tempo.
Il ritrovamento più strano viene da una casa ad Aalborg, in Danimarca: parte del cranio di un bambino di due-quattro anni, con un taglio di spada, era stata inserita nel pavimento. La datazione indica che il bambino morì circa 200 anni prima della costruzione della casa, che continuò a essere abitata. Non si sa perché la reliquia sia stata conservata né se la violenza derivasse da faide, guerre o punizioni.
Gli archeologi che lavorano a Huacas de Moche, vicino alla città di Trujillo sulla costa settentrionale del Perù, hanno aperto una piccola tomba che sembra appartenere a un bambino piccolo. La scoperta è stata presentata il 6 ottobre dall'Università Nazionale di Trujillo. La sepoltura si trova vicino al tempio della Huaca de la Luna e risale a una fase tarda della cultura moche, fiorita nel primo millennio d.C.
La tomba conteneva 32 offerte, per lo più ceramiche. Due spiccano: una raffigura un dio con tratti di uccello, l'altra un prigioniero con una corda legata al collo. I prigionieri compaiono spesso nell'arte moche, di solito legati a combattimenti rituali e sacrifici, ma trovare un'immagine simile nella tomba di un bambino è insolito.
Molto resta da chiarire. L'identità del bambino è sconosciuta e non è confermato che la famiglia fosse di alto rango, né che presso i Moche lo status si ereditasse per nascita. I ricercatori non sanno ancora se le due figure rimandino a un rituale preciso, a un mito o a un evento reale.
Archeologi subacquei al lavoro ad Antirodo, un'isola sommersa nel Porto Orientale di Alessandria d'Egitto, hanno recuperato un anello sigillo in bronzo con incisa l'immagine del Faro di Alessandria. Il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano lo definisce il primo anello sigillo noto a raffigurare il faro. La scoperta, annunciata all'inizio di ottobre 2026, è frutto di una missione congiunta dell'Istituto europeo di archeologia subacquea, guidato da Franck Goddio, e delle autorità egiziane.
L'incisione somiglia alle immagini del faro sulle monete alessandrine del II secolo d.C., il che suggerisce una datazione simile. Un anello sigillo veniva premuto su cera o argilla per contrassegnare documenti o merci, quindi il proprietario aveva probabilmente un ruolo ufficiale o commerciale.
Molto resta incerto. La data esatta e il punto preciso del ritrovamento non sono stati pubblicati, e nessuno sa chi indossasse l'anello. Il gruppo ipotizza che un palazzo sull'isola abbia mantenuto funzioni amministrative, forse anche la gestione del faro, ma questo legame è ancora solo un'ipotesi. Il faro, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, fu distrutto da terremoti nel Medioevo.
L'archeologo Melik Mirbey Ömeroğlu ha notato nelle immagini satellitari, vicino al villaggio di Mescidli nella provincia di Muş, Turchia orientale, linee rette che non corrispondevano al terreno naturale. Sul posto ha trovato possenti mura di pietra lunghe circa 1,4 chilometri che racchiudono circa 120.000 metri quadrati, più o meno l'area di 17 campi da calcio. All'interno ci sono tracce di edifici e una struttura circolare di circa 25 metri di raggio, dalla funzione ignota, forse legata all'acqua.
La muratura pesante somiglia a quella delle fortezze della prima Età del Ferro vicino al lago di Van, il che suggerisce un'età di circa 3.000 anni. Ömeroğlu avanza l'ipotesi che si tratti di Arzashkun, la città reale dell'antico re urarteo Arame, distrutta nell'856 a.C. secondo gli annali assiri e mai localizzata.
Questo legame è solo un'ipotesi. Mancano ancora datazioni al radiocarbonio, iscrizioni e scavi, e gli studiosi hanno collocato Arzashkun dal lago di Van fino al lago di Urmia. È stata presentata una richiesta di registrazione e tutela del sito.
Nella torbiera di Duvensee, nello Schleswig-Holstein, nel nord della Germania, gli archeologi hanno recuperato un cranio di uro fissato su un palo di legno circa 10.500 anni fa, poco dopo l'ultima glaciazione. Si trovava a pochi metri da quella che i ricercatori considerano la tomba più antica conosciuta della Germania settentrionale, scavata nel 2022 e nel 2023.
Il cranio, rinvenuto nell'estate del 2025, è rotto in frammenti ma quasi completo, conservato dalla torba impregnata d'acqua. Il responsabile degli scavi, Harald Lübke del Centro Leibniz per l'archeologia, ipotizza che i cacciatori-raccoglitori del luogo l'abbiano eretto per proteggere il defunto. Si ritiene che queste comunità cremassero i morti e seppellissero le ceneri con resti della pira.
Non si sa ancora come il palo sia entrato nel cranio né quale fosse l'aspetto originale dell'oggetto. Il gruppo intende separare la mandibola per scoprirlo. Il significato rituale resta un'ipotesi, e il prosciugamento della torbiera minaccia ciò che è ancora sepolto.
Più di un secolo fa Flinders Petrie scavò file di tombe sussidiarie attorno alle tombe reali della Prima Dinastia a Umm el-Qaab, ad Abido, datate tra il 3078 e il 2900 a.C. circa. Sospettava che i servitori sepolti lì fossero stati uccisi per seguire il re nell'aldilà, forse persino sepolti vivi, ma non riuscì a dimostrarlo dalle ossa.
Un nuovo studio della bioarcheologa Roselyn A. Campbell della Purdue University, pubblicato su Frontiers in Environmental Archaeology, ha riesaminato 46 di quei crani conservati nella Duckworth Collection di Cambridge. In 18 di essi, circa il 39 per cento, ha trovato lesioni avvenute intorno al momento della morte e potenzialmente letali, tra cui fratture lineari e ferite penetranti da oggetti appuntiti.
Il risultato non chiude il dibattito. I crani superstiti sono solo il 5-15 per cento delle sepolture originali, e strangolamento o soffocamento lasciano poche tracce sull'osso. Alcuni servitori potrebbero essere stati uccisi, altri morti per cause naturali. Quale pratica prevalesse resta sconosciuto.
Il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano ha annunciato una scoperta rara a Bir el-Shaghala, la necropoli dell'antica Mothis nell'oasi di Dakhla: una tomba in mattoni crudi sormontata da una piramide, costruita in epoca romana, più di duemila anni dopo la grande età delle piramidi. All'interno è stata trovata una moneta di bronzo con l'immagine dell'imperatore Costantino, e un'iscrizione greca è datata tra la fine del III e l'inizio del IV secolo d.C.
Una scala di quattordici gradini porta a un ingresso in arenaria in stile egizio tradizionale, con formule di protezione, un disco solare alato con due cobra e una scena del Libro dell'Amduat, attestata per la prima volta nel sito. Sotto si trovano una sala con volta e due camere funerarie, a quanto pare per un uomo e sua moglie. Una stele reca un'elegia funebre in greco di 19 righe dedicata a Pisechtes, ritenuto un giudice.
Restano domande aperte. Non è chiaro perché un funzionario di età romana abbia scelto l'antica forma a piramide, e una cappella successiva con quattro pilastri sopra l'ingresso indica un riutilizzo il cui scopo non è stato spiegato.
Sommozzatori e ricercatori hanno recuperato dal lago Arendsee, in Sassonia-Anhalt (Germania), pezzi di legno lavorato datati a circa 10.500 anni fa. Tra i reperti c'è un palo lungo circa 1,5 metri che porta ancora i segni dell'abbattimento, insieme a tavole spaccate lunghe fino a circa 1,2 metri. Il lavoro è stato svolto dall'ufficio statale per i beni culturali (LDA) insieme all'istituto Fraunhofer IOSB-AST.
Il punto è l'età. Finora le strutture mesolitiche della Germania centrale erano note solo come macchie scure nel terreno, non come legno conservato. L'archeologo di stato Harald Meller afferma che i reperti mostrano il periodo sotto una luce del tutto nuova. Se il legno proviene da edifici permanenti, significherebbe che i cacciatori-raccoglitori costruivano strutture durature circa 3.000 anni prima che l'agricoltura arrivasse in Europa centrale.
A cosa servisse davvero questo legno, se a capanne, ripari o altro, resta sconosciuto. Il gruppo prevede nuove indagini subacquee con sonar ad alta risoluzione.
Gli scavi a Tagua Tagua, nella Regione di O'Higgins in Cile, hanno portato alla luce il cranio fratturato di un gonfoterio adulto, un parente estinto dell'elefante, in strati datati a circa 12.500 anni fa. I lavori, guidati da Rafael Labarca della Pontificia Università Cattolica del Cile, si sono svolti tra fine agosto e metà settembre 2026.
Accanto al cranio c'erano ossa di cavallo, ossa di uccelli bruciate e strumenti di pietra, un contesto che indica attività umana. Il gruppo ipotizza che i danni possano derivare da un tentativo deliberato di rompere il cranio per raggiungere il cervello e mangiarlo.
I ricercatori sottolineano che si tratta di un'interpretazione di lavoro e non di un caso confermato di macellazione, e le datazioni al radiocarbonio definitive di questa stagione sono ancora attese. Se i primi cacciatori del Sud America trattassero davvero così questi animali giganti, e con quale frequenza, resta da chiarire.
Un gruppo di ricercatori ha descritto tre glifi dipinti nella Grotta 19 di Chalcatzingo, nello stato messicano di Morelos, a circa 90 chilometri a sud-est di Città del Messico. La grotta si apre a metà del versante occidentale del Cerro Delgado. Lo studio di Christophe Helmke, Jesper Nielsen, Carolina Meza Rodríguez e Mario Córdova Tello è apparso sulla rivista Antiquity e data i segni tra il IV e il VI secolo d.C.
Un glifo unisce segni di montagna a volute del parlato e potrebbe essere un toponimo, una Montagna che canta riferita forse allo stesso Cerro Delgado, che richiama un segno simile nei murales di Teotihuacan. Un secondo combina una collana di perline, un tessuto e un dardo da propulsore, letto come titolo guerriero. Il terzo è una cornice di stelle a cinque punte attorno a una sporgenza di roccia annerita dal fuoco.
Molto resta ignoto. Non si sa quale lingua registrasse la scrittura di Teotihuacan, non tutti i segni sono stati identificati e nessuno sa cosa venisse bruciato sulla sporgenza: incenso, un fagotto funerario o altro.
Su una collina di granito a Miseeda, nel nord del Sudan, una figura umana a grandezza naturale scolpita nella roccia domina il paesaggio da secoli. Nel VII secolo d.C. i cristiani del luogo costruirono una chiesa proprio attorno a essa. Uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Antiquity, guidato da Joanna Ciesielska dell'Università di Varsavia, esamina insieme i due monumenti.
I ricercatori ipotizzano che la figura possa raffigurare un sovrano dell'antico regno di Kush e che segnasse forse un confine territoriale. Il parallelo più vicino è una grande incisione a Gebel Qeili che mostra il re kushita Sherkarer.
Resta ignoto chi rappresenti la figura di Miseeda e quando sia stata scolpita. Il gruppo ammette che una data precisa deve ancora essere stabilita. Non è chiaro nemmeno perché i costruttori abbiano racchiuso un'antica immagine regale dentro una chiesa. L'indagine su quasi 300 siti della zona ha individuato anche leoni, elefanti, bestiame, croci cristiane e navi incise.
Archeologi subacquei della Soprintendenza per l'Etruria meridionale hanno recuperato una terza spada dell'età del Bronzo dal fondo del lago di Mezzano, un piccolo lago vulcanico a ovest del lago di Bolsena, nel nord del Lazio. La lama a lingua da presa giaceva vicino alla riva meridionale in ottimo stato, insieme a ceramiche, un rasoio e un'ascia in bronzo.
Il lago custodisce un villaggio palafitticolo abitato all'incirca tra il 1700 e il 1150 a.C., con pali di legno a profondità tra 2,5 e 10 metri. La sola campagna del 2025 ha restituito oltre 25 oggetti in bronzo, tra cui asce, punte di lancia, spilloni e un falcetto, oltre a frammenti di lingotti che fanno pensare a una lavorazione del metallo sul posto. L'argilla povera di ossigeno ha conservato le superfici in modo eccezionale.
La domanda aperta è perché così tante armi preziose siano finite in acqua. Una spiegazione è la semplice perdita, con oggetti caduti dalle piattaforme di legno nell'arco di sei secoli. L'altra è l'offerta intenzionale: una delle spade precedenti sembra inadatta al combattimento ed è stata letta come votiva. Nessuna delle due ipotesi è risolta.
Nella remota Cordillera del Tigre, nella provincia argentina di Mendoza, è stato documentato un complesso di grandi strutture in pietra a oltre 3.000 metri di quota. L'alpinista Carlos Gobbi ha notato il sito su immagini satellitari nel maggio 2025 e lo ha raggiunto con Adrián Radich e Gabriel Orofino dopo quattro giorni di cammino. La scoperta è stata confermata nel febbraio 2026.
Il sito comprende recinti circolari di 27-35 metri di diametro, collegati da passaggi, muri, fossati e aree scavate. I ricercatori del progetto ArqueoAndes, collaborazione tra l'istituto argentino di ricerca sulla neve IANIGLA e l'Università di Jaén in Spagna, lo definiscono senza precedenti per l'archeologia della regione.
Colpisce ciò che manca. Il gruppo non ha trovato ceramica, resti di cibo né altre tracce di abitazione in superficie, il che fa pensare a un uso rituale o cerimoniale, per ora solo un'ipotesi di lavoro. Chi abbia costruito i cerchi, quando, e se appartengano all'epoca inca o a una cultura più antica resta ignoto. Sono previsti scavi, datazioni dei sedimenti e nuovo telerilevamento.
Gli archeologi che scavano sotto i cortili dell'ospedale Hôtel-Dieu, sull'Île de la Cité, a pochi passi da Notre-Dame, hanno portato alla luce un tratto di muro in pietra e legno lungo circa 20 metri. La tecnica costruttiva corrisponde alle fortificazioni galliche dell'età del ferro e il muro reca segni evidenti di un violento incendio. Secondo il ministero della Cultura francese, che ha annunciato la scoperta il 23 settembre, le datazioni al radiocarbonio del materiale carbonizzato cadono tra il 200 e il 10 a.C.
Quell'intervallo è significativo. Giulio Cesare scrisse che i Galli diedero fuoco alla loro città di Lutezia prima di affrontare le truppe romane nel 52 a.C. Eppure sull'isola non è mai stata confermata alcuna traccia di quella città gallica, e un'ipotesi rivale, sostenuta da scavi, la colloca in realtà a Nanterre, a ovest di Parigi.
La ministra della Cultura ha definito il muro forse uno dei resti più importanti mai trovati per comprendere la Lutezia gallica, sottolineando però che funzione e cronologia devono ancora essere verificate. Fino ad allora, la domanda su dove sia davvero nata Parigi resta aperta.
Un gruppo guidato dall'archeologo egiziano Mamdouh Eldamaty, dell'Università Ain Shams ed ex ministro delle Antichità, e dall'ingegnere strutturale George Ballard ha riferito nuovi segnali geofisici di spazi sconosciuti accanto alla camera funeraria di Tutankhamon, nella Valle dei Re. Con il georadar e oltre 1.200 misure di microgravità su circa 35 metri quadrati, descrivono quello che potrebbe essere un corridoio largo circa due metri, riempito di detriti, che si allontana dalla camera.
Una delle letture, chiamata anomalia 7, mostra una zona a bassa densità con al centro un'area quadrata più densa, che secondo il gruppo potrebbe essere una stanza contenente oggetti. I responsabili sottolineano che i risultati non sono conclusivi, e Ballard osserva che i segnali sono vicini al limite del metodo. Geofisici esterni hanno definito il lavoro interessante, ma ritengono che i dati pubblicati non bastino ancora per giudicare.
La scoperta rilancia l'ipotesi del 2015 secondo cui la tomba nasconderebbe altre stanze, forse legate alla regina Nefertiti, che precedenti indagini radar non avevano confermato. Il gruppo spera di praticare piccoli fori per inserire telecamere, in attesa dell'approvazione delle autorità egiziane.
Da trent'anni gli archeologi di Göbeklitepe, nel sud-est della Turchia, recuperano centinaia di frammenti di ossa umane sparsi all'interno dei recinti monumentali in pietra, senza però alcuna tomba completa. Uno studio pubblicato il 22 settembre su PLOS ONE descrive ora le prime due sepolture intatte del sito, datate a circa 8700-8000 a.C.
La prima, trovata sotto il pavimento intonacato di un edificio rettangolare, conteneva una donna, un uomo e una ragazza, forse con una quarta persona. Le ossa erano state risistemate di proposito e i crani raccolti in un angolo, come se i defunti precedenti fossero stati spostati per far posto ai nuovi. La seconda ospitava una giovane donna adagiata sul fianco sinistro, rivolta a est.
Il gruppo ipotizza che erosione e frane abbiano trascinato ossa da tombe più in alto sulla collina fino ai recinti sottostanti. Questo spiegherebbe la dispersione, ma non tutto: non è chiaro se tutti i frammenti provengano da quelle tombe, e il motivo per cui alcuni pezzi di cranio furono tagliati e modificati resta una domanda aperta.
Archeologi impegnati nell'esplorazione dell'arcipelago delle Svalbard, nell'Artico, hanno documentato un cimitero finora sconosciuto di 45 tombe su un'altura vicino a capo Fuglehuken, sull'isola di Prins Karls Forland. Il lavoro si è svolto nella stagione 2026 della Spedizione archeologica dello Spitsbergen, guidata dall'Istituto di Archeologia dell'Accademia Russa delle Scienze.
Le tombe sono coperte di pietre, un uso che il gruppo definisce insolito rispetto alle sepolture note dei pomori, cacciatori e mercanti russi attivi alle Svalbard dalla fine del XVII secolo fino al XIX. Eppure nella parte meridionale del sito sono stati trovati i resti di una croce di legno, elemento legato proprio alle tombe pomore. Un cranio parzialmente esposto è stato scansionato per ottenere un modello 3D e una ricostruzione del volto.
La ricognizione ha documentato anche legname di navi, tra cui parti di quattro chiglie e una strana tavola unita con vimini. Per ora, secondo i ricercatori, non si sa chi sia sepolto nel cimitero né a quale cultura appartenessero i defunti.
In Jacuzia, nella Siberia nordorientale, alcuni archeologi hanno aperto la tomba di un cavaliere contenente un'arma di ferro che non rientra in nessuna categoria nota. Il sito, chiamato Kukhaayy, si trova vicino al villaggio di Kyy, nel distretto di Tatta. Lo scavo è stato condotto quest'anno dall'Istituto di ricerca umanistica e studi dei popoli del Nord, della sezione siberiana dell'Accademia russa delle scienze, e reso noto il 23 settembre 2026.
La lama supera i 40 centimetri di lunghezza e i 3 centimetri di larghezza, montata su un manico di circa 45 centimetri che conserva ancora l'avvolgimento in corteccia di betulla. Le proporzioni la collocano tra l'arma inastata tradizionale jacuta e la spada, e la forma si presta più alla stoccata che al taglio.
L'uomo è stato sepolto con arco e frecce, un coltello, una frusta, una sella, staffe di legno, un calderone di ferro e cibo per il viaggio. Il gruppo colloca provvisoriamente la sepoltura tra il XV e il XVII secolo, nella prima società sakha. Le analisi non hanno ancora fissato la data, non hanno dato un nome al tipo di arma e non dicono se quell'uomo abbia mai combattuto.
Archeologi dell'Istituto provinciale di archeologia dello Shaanxi e dell'Università dello Shandong hanno pubblicato nuovi risultati sul mausoleo Qin di Shangzhaoyao, vicino all'aeroporto di Xi'an, in Cina. Il complesso, di circa 2.250 anni, è studiato dal 2018 ed è stato scavato nel 2022. Il recinto esterno misura circa 600 metri e la camera principale si trova a circa 26 metri di profondità.
Attorno alla tomba centrale ci sono 45 sepolture minori. Degli scheletri di cui è stato possibile stabilire il sesso, tutti e 30 erano donne. Uno studio sulla rivista Antiquity ha rilevato segni di malnutrizione infantile, salute precaria e sforzi intensi e ripetuti su colonna, spalle e braccia, indizi di un lavoro manuale pesante come la tessitura o il servizio a palazzo. Le tombe contenevano 258 oggetti, tra cui vasi in bronzo, sigilli iscritti e giada.
Un ricercatore sostiene che la tomba principale fosse di Huayang, potente regina madre dei Qin. Ma il saccheggio ha distrutto le prove: nessuna iscrizione nomina la defunta. Chi fossero queste donne, perché furono sepolte lì e come morirono resta sconosciuto.
Gli scavi nella necropoli occidentale dell'antica Salona, vicino a Solin in Croazia, hanno portato alla luce una sepoltura del I secolo in cui il defunto era stato deposto a faccia in giù. I lavori, nell'area chiamata Hortus Metrodori, sono stati condotti dall'Istituto croato di conservazione e dal Museo archeologico di Spalato.
La tomba numero 162 è insolita per due motivi insieme. La sepoltura prona era rara nel mondo romano e gli studiosi la collegano spesso a emarginati, punizioni o paura dei morti. Eppure questa persona ricevette un corredo generoso: diverse bottiglie di vetro e boccette per profumo, una delle quali a forma di dattero, quattro vasi di ceramica, due gemme incise e frammenti di bronzo.
Questa quinta campagna ha esaminato 32 tombe, sia cremazioni sia inumazioni, portando il totale studiato a 152. L'analisi bioarcheologica è in corso. Per ora non c'è spiegazione del perché qualcuno onorato con offerte così curate sia stato deposto in una posizione di solito associata all'esclusione.
Gli scavatori a Budapest hanno messo in luce un edificio romano che si estende per centinaia di metri e si chiude a un'estremità con una torre poligonale. La costruzione è datata al terzo o quarto secolo dopo Cristo, quando il sito ricadeva nella Pannonia romana, sul confine del Danubio.
Le dimensioni indicano un importante edificio pubblico legato all'esercito, ma i muri sono troppo sottili per una fortezza. Nulla di simile compare su alcuna carta romana superstite della provincia, e gli scavatori dicono di non riuscire ancora a stabilire a che cosa servisse.
Per ora il ritrovamento è registrato semplicemente come un grandissimo complesso tardoromano di uso ignoto. È un fatto insolito per questa città: lo strato romano sotto Budapest viene scavato da oltre un secolo e la sua pianta era ritenuta in gran parte nota. Un edificio di tale lunghezza, assente dalle fonti e privo di funzione evidente, non rientra in quella pianta. I lavori proseguono.
A Oued Beht, nel nord-ovest del Marocco, gli archeologi hanno individuato quello che sembra un sistema difensivo che taglia uno sperone roccioso: un fossato, un terrapieno e probabilmente un muro. La datazione colloca il muro più antico tra circa il 2010 e il 1747 a.C., con ricostruzioni fino al 1300 a.C. circa. Se l'interpretazione regge, sarebbe la fortificazione più antica nota del Nord Africa fuori dalla valle del Nilo.
I risultati della campagna 2023 dell'Oued Beht Archaeological Project sono usciti questo mese sulla rivista Libyan Studies. Le prime opere, in terra e materiali organici, mostrano tracce di incendi e ripetute ricostruzioni. Molto più tardi, tra l'XI e il XIII secolo d.C., qualcuno tornò sul posto e innalzò difese in pietra.
Molto resta oscuro. Gli autori evitano di definire con certezza la struttura una fortificazione e osservano che potrebbe aver avuto funzioni diverse in epoche diverse. Non si sa chi l'abbia costruita né da chi ci si difendesse. Non è chiaro nemmeno perché l'insediamento si sia spostato dai campi a nord a questo sperone tra il quarto e il secondo millennio a.C.
Le mura di due templi dell'età del bronzo a Kition, l'antica città che si trova sotto l'odierna Larnaca, a Cipro, sono note da tempo per le incisioni di navi. Una pubblicazione del 1985 ne registrava 21. Un nuovo studio sull'International Journal of Nautical Archaeology, firmato da Graham C. Braun, Caroline Barnes e Tzveta V. Manolova, ha riesaminato le pietre con la scansione laser terrestre e la fotogrammetria.
Le scansioni hanno rivelato 23 possibili navi in più sui blocchi del Tempio 1: nove individuate con alta sicurezza, sei con sicurezza intermedia e otto incerte. I ricercatori suddividono le imbarcazioni in sei gruppi le cui forme corrispondono alle tradizioni levantina, egea e cipriota, tutte sullo stesso muro. Alcune incisioni si trovano su blocchi di restauri successivi, il che suggerisce che le navi siano state aggiunte per un lungo periodo, dalla tarda età del bronzo alla prima età del ferro.
Chi le abbia incise, e perché, resta una questione aperta. Gli autori indicano tre possibilità: offerte votive di marinai, ausili per la navigazione o semplici disegni di navi viste nel porto. Per ora, affermano, i dati non permettono di distinguerle.
Archeologi dell'Universita statale di Novgorod hanno recuperato un medaglione in lega di rame dell'undicesimo secolo tra le rovine di una proprieta urbana presso Staraya, a circa 650 chilometri a sudest di San Pietroburgo. Una faccia mostra un santo guerriero. L'altra mostra una testa circondata da serpenti che richiama inequivocabilmente Medusa.
Oggetti di questo tipo si chiamano zmeeviki, immagini di serpente, e uniscono sul dritto una figura cristiana canonica e sul rovescio una forma serpentina ereditata da credenze piu antiche. Si ritiene che il santo sia Teodoro Stratelate, ricordato nella tradizione ortodossa per avere ucciso un serpente. Il pezzo e abbastanza semplice, tanto che gli scavatori lo attribuiscono a una casa di ceto medio e non a una famiglia ricca, e potrebbe essere stato fuso in una bottega dello stesso sito.
Perche una societa da poco cristianizzata continuasse a commissionare simili oggetti e ancora discusso. Il gruppo propende per leggere la testa dai capelli di serpente come un emblema generale del male e non come il mostro greco. L'archeologo Sergej Toropov l'ha definita un'immagine collettiva delle forze oscure.
Gli archeologi al lavoro nel cimitero di Beishenjiaqiao, a Xi'an, nella provincia cinese dello Shaanxi, hanno descritto un ritrovamento insolito in una sepoltura del periodo degli Stati Combattenti nota come M280, risalente a circa 2.300 anni fa. Nella bocca del defunto, una piccola pietra cilindrica di roccia carbonatica era inserita in un alveolo malato vicino al secondo molare superiore destro.
La posizione suggeriva una domanda ovvia: poteva trattarsi di un antico tentativo di impianto dentale? Un gruppo dell'Università di Jilin, dell'Istituto per la tutela dei beni culturali e l'archeologia di Xi'an e dell'Università di Zhengzhou ha esaminato l'oggetto e pubblicato i risultati il 10 settembre 2026 su npj Heritage Science. Non sono emersi segni di lavorazione per adattarla alla bocca, né usura da masticazione, né reazioni dell'osso che indichino una permanenza in vita, né alcun sistema di fissaggio.
Ciò esclude in gran parte un impianto funzionante, ma non chiarisce cosa sia accaduto. La pietra potrebbe essere stata collocata di proposito dopo la morte come parte di un rito funebre, oppure spinta nella cavità da movimenti del terreno e dalla decomposizione. Le lacune nella documentazione dello scavo originale rendono difficile decidere.
Una squadra internazionale che rimuoveva detriti per proteggere antiche tombe dalle piene improvvise nei pressi di Luxor si e imbattuta in una tomba di cui nessuno conosceva l'esistenza. Il sito si trova nella parte bassa di Sheikh Abd el-Qurna, nella necropoli tebana, e risale al periodo ramesside, tra il 1292 e il 1069 avanti l'era volgare circa.
La tomba ha un cortile esterno, una cappella scavata nella roccia con pareti decorate e camere funerarie sottostanti. Le pitture mostrano il proprietario, un funzionario di nome Paser, mentre venera divinita nei loro santuari e siede con la moglie davanti a una tavola di offerte con pane, birra, frutta, carne e fiori. L'identificazione poggia proprio su questa decorazione dipinta.
Le pareti sono ancora coperte da uno strato di terra e gran parte della tomba non e stata letta. Chi altro vi fu sepolto, e chi riutilizzo la cappella nei secoli successivi, resta irrisolto. Il lavoro e diretto da Carina van den Hoven, dell'Universita di Leida.
Un riesame di circa mille ossa e denti umani provenienti da tre grotte vicino a Granada, nel sud della Spagna, ha concluso che il cannibalismo neolitico della zona non fu un episodio isolato. Il materiale era stato scavato decenni fa. Un gruppo internazionale guidato da Palmira Saladié, dell'istituto IPHES-CERCA, ha eseguito datazioni dirette al radiocarbonio e un'analisi moderna dei segni sulla superficie delle ossa, pubblicando i risultati sul Journal of Archaeological Science.
I tre siti raccontano storie diverse. A Malalmuerzo i resti di almeno 36 persone risalgono a circa il 5300-4950 avanti Cristo e recano colpi e tracce di bollitura, che i ricercatori leggono come un unico episodio di violenza. A Cariguela quasi ogni osso esaminato mostra segni di macellazione e due crani sono stati lavorati fino a diventare coppe. A Majolicas, datato intorno al 3950-3760, alcune ossa sono segnate con pigmento rosso di cinabro.
Perché quelle comunità mangiassero i propri morti, e se abbiano pesato fame, conflitto o rito, resta irrisolto.
Gli archeologi che lavorano in un antico cimitero vicino a Wroclaw, nel sud-ovest della Polonia, hanno aperto una tomba che non somiglia a nessun'altra del sito. Vi era stato deposto un uomo, insieme a due teste umane aggiuntive. La sepoltura è attribuita alla cultura della ceramica cordata e datata intorno al 2900 a.C. in base allo stile di un'ascia da combattimento in serpentinite posta accanto a lui.
La tomba conteneva anche perle d'ambra, una lama di selce e una collana di 42 denti di animali forati. Pawel Dabrowski, dell'Università medica di Wroclaw, che guida lo studio, ha detto che i denti erano disposti con precisione e provenivano da lupi, cervi e orsi, alcuni forse da esseri umani. L'insieme indica una persona di rango, forse un guerriero, un cacciatore o il capo di un gruppo familiare.
Le domande centrali restano irrisolte. Non si sa ancora se i due crani siano stati separati dai corpi o sepolti interi, se i tre individui fossero imparentati, né a quale scopo servissero le teste aggiunte. Il ritrovamento è stato reso noto il 9 settembre 2026.
Una prospezione a Castiglione di Paludi, abitato fortificato d'altura in Calabria, nel sud Italia, ha mappato edifici ancora sepolti senza aprire un solo saggio di scavo. Le squadre dell'Università di Catania hanno unito la tomografia di resistività elettrica, che invia una corrente debole nel terreno, e la magnetometria, che registra piccole distorsioni del campo magnetico terrestre. Ogni misura è stata posizionata con il GPS.
L'anomalia più chiara si trova esattamente di traverso alla strada centrale dell'abitato. Lì sorgeva un tempo qualcosa di notevole, che interrompeva un asse destinato a restare libero. I resti appaiono molto degradati e la prospezione non dice a cosa servisse l'edificio. I ricercatori propendono per una funzione sacra, ma si tratta di un'interpretazione, non di un risultato.
La questione di fondo è più antica dell'indagine. Gli studiosi discutono ancora se l'abitato sia stato fondato da coloni greci della Magna Grecia o dalla popolazione brettia locale. I nuovi dati descrivono come il sito fosse organizzato tra il IV secolo avanti Cristo e l'età ellenistica, senza stabilire chi lo abbia tracciato.
Gli scavi di Karahantepe, nel sud-est della Turchia, hanno portato alla luce una scultura alta circa settanta centimetri che raffigura una figura umana seduta sopra un leopardo. Il ministro turco della Cultura e del Turismo ha annunciato il ritrovamento il 27 agosto 2026. Il sito appartiene allo stesso mondo neolitico del vicino Gobekli Tepe e risale a circa undicimila anni fa.
La statua poggiava su una panca lungo la parete di un edificio circolare di circa tre metri di diametro, con pavimento in lastre piatte. Questa collocazione indica che veniva esposta e non scartata o sepolta, ma nulla altro nell'ambiente chiarisce a quale scopo.
Gli animali predatori compaiono spesso nell'arte di questo periodo, di solito come rilievi o come figure a se stanti. Una persona a cavalcioni di uno di essi e rara. Chi la scolpi non lascio scrittura, e nella regione non esistono sepolture ne oggetti confrontabili che dicano agli archeologi se la scena registri un rito, un mito, una persona precisa o qualcosa di del tutto diverso.
Gli archeologi al lavoro nella villa romana del Collet, sopra la baia di Palamós in Catalogna, hanno identificato frammenti di un recipiente ceramico insolito. Un'ansa conservata è stata modellata come un serpente con due teste. Lo studio, guidato da Marc Bouzas Sabater dell'Università di Girona, è uscito sulla rivista Antiquity.
L'iconografia corrisponde a oggetti associati a Sabazio, divinità di origine tracia e frigia il cui culto ha lasciato pochissime testimonianze scritte. L'analisi dell'argilla indica che il pezzo non fu prodotto sul posto e potrebbe provenire dal Nord Africa. Fu rotto e sepolto sotto il regno di Augusto, tra il 27 avanti Cristo e il 14 dopo Cristo, il che lo rende uno dei più antichi esemplari rurali di questo tipo in Iberia.
Come il culto sia arrivato a una tenuta agricola all'estremo margine occidentale dell'impero resta irrisolto. Un'ipotesi parla di un sacerdote giunto da oriente al vicino porto di Emporiae. Non si sa nemmeno perché il vaso sia stato frantumato e deposto, né se il gesto fosse rituale.
Documenti declassificati
Per i 40 anni del vertice di Reykjavik del 1986, il National Security Archive della George Washington University ha pubblicato il 10 ottobre 18 documenti che affiancano i resoconti americano e sovietico dei colloqui tra Reagan e Gorbaciov. Le carte statunitensi sono state ottenute con richieste in base alla legge sulla libertà di informazione alla Biblioteca Reagan e al Dipartimento di Stato. Le note sovietiche provengono dall'archivio di Anatolij Cernjaev, consigliere di Gorbaciov, e da una raccolta della Biblioteca del Congresso. Il pacchetto comprende anche materiale inedito sugli scambi di prigionieri politici.
Le due versioni coincidono in gran parte, e in entrambe i leader discutono l'abolizione totale delle armi nucleari. La differenza netta è nel finale. La trascrizione russa riporta parole di chiusura in cui Reagan lascia intendere che Gorbaciov non volesse un accordo e dubita che ci sarà un altro incontro. Il memorandum americano mostra Reagan che si prepara a uscire e uno scambio di cortesie.
L'Archivio non spiega perché quelle parole compaiano in un solo resoconto. Anche parti di un dossier informativo del Dipartimento di Stato sul vertice non sono ancora state pubblicate.
L'8 ottobre l'FBI ha pubblicato nel suo archivio online Vault un fascicolo breve e molto censurato su Dugway Proving Ground, il poligono dell'esercito americano nel deserto dello Utah. Il promemoria di tre pagine, datato 9 giugno 2015, è stato redatto dall'ufficio di Salt Lake City.
Vi si legge che nell'aprile 2015, nell'ambito di un programma di reagenti del Dipartimento della Difesa, lotti di campioni biologici prodotti a Dugway, che dovevano essere irradiati e inattivati, furono spediti tramite Aberdeen Proving Ground, nel Maryland, ad aziende biotecnologiche in tutto il Paese. L'analisi di un campione da parte di un laboratorio partecipante indicò Bacillus anthracis virulento, il batterio dell'antrace. L'FBI aprì un fascicolo per verificare un possibile uso improprio di un agente regolamentato in base alle leggi sulle armi di distruzione di massa e sulle armi biologiche.
L'errore di spedizione era già stato reso pubblico dal Pentagono nel 2015. Il fascicolo non mostra come si sia conclusa l'indagine dell'FBI: nomi, numeri di pratica e parte dell'analisi restano oscurati.
Documenti della National Security Agency appena diffusi mostrano che nel 1992 lo Stato Maggiore congiunto del Pentagono esaminò se aviatori americani scomparsi durante voli di ricognizione della Guerra Fredda potessero essere stati trattenuti dall'Unione Sovietica, dalla Cina o dalla Corea del Nord. Il fascicolo di 15 pagine è stato ottenuto con una richiesta in base al Freedom of Information Act dal sito di ricerca The Black Vault e pubblicato il 9 ottobre 2026.
Un promemoria del giugno 1992 elenca 21 perdite di aerei tra il 1950 e il 1969, individuate da Aeronautica e Marina, con 131 militari la cui sorte resta sconosciuta. Tra i velivoli c'erano modelli B-29, RB-47, RB-50, C-130 e U-2. Il promemoria osserva inoltre che la spiegazione ufficiale di alcune perdite e ciò che accadde davvero potrebbero essere due storie diverse.
Parti chiave restano nascoste. Funzionari della difesa hanno mantenuto alcuni passaggi classificati come segreti, compreso il testo subito dopo quell'osservazione, e altre righe sono state omesse per motivi di privacy. I documenti non dimostrano che qualche aviatore sia sopravvissuto in prigionia all'estero, non dicono a quali casi si riferisse l'osservazione e non provano che una versione ufficiale fosse falsa.
Il 6 ottobre 1976 una bomba distrusse il volo 455 della Cubana poco dopo il decollo dalle Barbados, uccidendo tutte le 73 persone a bordo, tra cui la nazionale cubana di scherma. Per il 50o anniversario il National Security Archive di Washington ha pubblicato un dossier di dieci documenti declassificati: cinque dell'FBI, tre della CIA, un'analisi del Dipartimento di Stato e una deposizione alla polizia di Trinidad e Tobago del 1976.
Le carte mostrano che le agenzie statunitensi ricevettero rapidamente informazioni di intelligence che indicavano come organizzatori esuli anticastristi attivi dal Venezuela, e che due uomini sospettati di aver piazzato l'ordigno furono arrestati nel giro di pochi giorni. Un rapporto della CIA descrive un avvertimento su un attacco a un aereo cubano giunto all'agenzia solo dopo lo schianto.
Molto resta irrisolto. Diversi documenti sono ancora in parte oscurati, alcune affermazioni si basano su un'unica fonte non verificata e nessuno è mai stato condannato per aver pianificato l'attentato. L'archivio sostiene che le carte mostrano quanto sapessero già allora i funzionari americani.
Tredici anni dopo una richiesta FOIA presentata nell'agosto 2013, la CIA ha rilasciato un fascicolo di circa 35 pagine che mostra come il governo si preparò a spiegare il raid del maggio 2011 contro il complesso di Osama bin Laden in Pakistan. Lo ha pubblicato questa settimana The Black Vault, un archivio privato di documenti governativi.
Il fascicolo contiene un promemoria del 1 maggio 2011 dell'allora direttore della CIA Leon Panetta, che chiedeva di declassificare in fretta grafici, punti di comunicazione e un documento di domande e risposte, oltre a un altro che autorizzava l'uso pubblico di immagini satellitari. Punti di comunicazione e domande erano contrassegnati come scritti per essere declassificati. Parlano di un'alta fiducia che un obiettivo chiave si trovasse lì, ma evitano dettagli su reparto, numero di militari e punto di partenza.
La CIA ha rifiutato di cercare documenti sul trattamento del corpo di bin Laden, sostenendo che sarebbero in archivi operativi esenti, e non ha confermato che esistano. Gran parte del fascicolo riprende quanto reso pubblico nel 2011.
Un rapporto d'ispezione dell'Ispettore generale della CIA sul Centro antiterrorismo dell'agenzia, completato nell'agosto 2001, poche settimane prima degli attentati dell'11 settembre, è stato diffuso con molti meno omissis. Il documento di 82 pagine era uscito la prima volta nel 2010, pesantemente censurato. La versione più completa è stata ottenuta dopo una richiesta di revisione obbligatoria della classificazione presentata nel 2019 ed è stata pubblicata dall'archivio The Black Vault il 6 ottobre.
I passaggi ora leggibili descrivono un centro sotto pressione. Il personale era cresciuto del 74 per cento in cinque anni e il bilancio era più che raddoppiato, ma gli analisti dedicavano dal 30 al 50 per cento del tempo al supporto delle operazioni invece che alla ricerca di lungo periodo. Un'ondata di segnalazioni, molte poco affidabili, ostacolava un'analisi approfondita su Bin Laden, e gli arretrati di traduzione potevano bloccare grandi quantità di materiale per mesi.
Nomi dei programmi, attività all'estero, luoghi e dati sul personale restano oscurati, quindi l'effetto di questi problemi su operazioni specifiche non è ancora pubblico.
Un satellite di intelligence dei segnali della Guerra fredda, la cui missione è stata declassificata solo di recente, si è frammentato a circa 775 chilometri sopra la Terra. USA-32, noto al National Reconnaissance Office (NRO) come FARRAH III, era stato lanciato con un razzo Titan II il 5 settembre 1988. I documenti pubblicati in parte dall'NRO descrivono il programma FARRAH come la raccolta di emissioni radar sovietiche nella banda da 2 a 18 GHz.
Il 13 settembre 2026 la rete di sorveglianza della U.S. Space Force ha registrato un evento di frammentazione: il veicolo si è improvvisamente spezzato in più parti. La società privata s2a systems segue da allora i frammenti che si disperdono in una fascia affollata dell'orbita bassa. Secondo le fonti, il satellite era progettato per durare tre anni ma è rimasto in orbita per circa 38.
Il motivo della rottura non è noto. Potrebbero essere residui di propellente in un serbatoio pressurizzato, una cella di batteria guasta o l'urto con detriti spaziali. Le fonti sottolineano che non ci sono prove di un atto deliberato né di un'arma antisatellite.
Un dossier pubblicato il 1 ottobre dal National Security Archive esamina uno degli ultimi documenti ancora parzialmente segreti degli archivi sull'assassinio di Kennedy: la storia interna della stazione della CIA a Città del Messico, un'opera in tre volumi e 539 pagine richiesta per la prima volta dal Congresso nel 1978.
Il testo è passato per diverse revisioni di declassificazione, nel 2017, 2022, 2023 e di nuovo nel gennaio 2025. Eppure, secondo i ricercatori, quasi dieci pagine restano completamente oscurate. Riguardano operazioni della stazione contro gruppi studenteschi di sinistra prima del massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, e altri tagli toccano operazioni con funzionari della sicurezza messicana, sindacati e lo stesso governo del Messico.
Le parti rese pubbliche descrivono già intercettazioni telefoniche e rapporti con alti funzionari messicani. Cosa contengano le pagine trattenute, e perché siano ancora considerate troppo delicate dopo oltre 55 anni, non è stato spiegato.
La Marina degli Stati Uniti ha reso pubbliche 939 pagine della Advanced Naval Vehicles Concepts Evaluation, uno studio avviato nel 1975 per valutare quali mezzi insoliti potessero servire la flotta tra il 1980 e il 2000. Il sito The Black Vault ha ottenuto il materiale con una richiesta basata sulla legge sulla libertà di informazione presentata nel settembre 2023; i documenti sono stati consegnati il 23 settembre 2026, in quattro volumi.
Le pagine raccolgono oltre 200 analisi su nove tipi di mezzi. Tra questi un aereo a propulsione nucleare da 560 tonnellate pensato per restare in volo circa 15 giorni grazie a un reattore raffreddato a elio, una portaerei nucleare a effetto superficie, navi a effetto superficie oltre gli 80 nodi, aliscafi, mezzi a effetto suolo, grandi dirigibili, navi a doppio scafo SWATH e scafi plananti.
Nessuno dei progetti nucleari fu mai costruito, e lo studio dava per scontata la fattibilità di una propulsione nucleare leggera senza dimostrarla. Alcune parti restano coperte per motivi di segretezza e privacy, e il quarto volume principale, che confrontava i concetti con le minacce previste intorno al 2000, non è ancora stato rilasciato.
L'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha diffuso un articolo del 1966 intitolato Collezionare figurine e crittologia, richiesto per la prima volta in base alla legge sulla libertà di informazione nell'agosto 2017. Il rilascio è arrivato il 9 settembre 2026, oltre nove anni dopo, ed è stato pubblicato dall'archivio The Black Vault. Lo studio di 13 pagine, firmato da Marie Capozza, uscì sulla rivista tecnica riservata della NSA e reca la dicitura SEGRETO su tutte le pagine.
Il testo applica alla decrittazione il problema del collezionista di figurine, una classica domanda di probabilità su quanto tempo serva per completare una serie di oggetti estratti a caso. Tratta test di casualità, generazione di schede chiave, stima del numero di gruppi di codice e metodi statistici per individuare regolarità che non dovrebbero esserci.
Non tutto è stato reso pubblico. La NSA ha trattenuto un'ampia sezione intitolata Collezionare figurine e generazione di alfabeti, oltre a parti della bibliografia, invocando la sicurezza nazionale e le leggi a tutela dell'intelligence. A sessant'anni di distanza, non è stato spiegato perché quella parte di un lavoro di probabilità abbia ancora bisogno di protezione.
La CIA ha diffuso un pacchetto di 50 pagine che mostra come gestì due richieste di Jeffrey Epstein per ottenere qualsiasi documento dell'agenzia che lo riguardasse. I fascicoli sono stati ottenuti dall'archivio di ricerca The Black Vault con una richiesta FOIA, usando due numeri di pratica emersi in precedenti pubblicazioni governative su Epstein. Dei 17 documenti, uno è stato rilasciato integralmente e 16 con parti omesse.
La prima richiesta, dell'ottobre 1999, chiedeva tutti i documenti associati al suo nome. Nel febbraio 2002 la CIA rispose di non averne trovati. Una seconda richiesta nel 2011, inviata tramite il suo avvocato, chiedeva nello specifico di eventuali sorveglianze o raccolte di informazioni su di lui dal 2000. L'agenzia disse di non avere documenti su un'affiliazione aperta o riconosciuta, ma per qualsiasi legame classificato diede una cosiddetta risposta Glomar, senza confermare né negare l'esistenza di tali documenti.
Resta ignoto cosa contengano i passaggi omessi e se esistano davvero documenti classificati. La risposta Glomar è una prassi abituale della CIA e non prova nulla in un senso o nell'altro.
Il Dipartimento della Guerra ha annunciato il 14 settembre una deroga mirata che consente a militari, dipendenti civili e appaltatori, in servizio o ex, di fornire informazioni protette sui fenomeni anomali non identificati alla task force PURSUE. Solo per questi colloqui, annulla le sanzioni civili e amministrative previste dagli accordi di riservatezza e dagli impegni dei programmi ad accesso speciale. Non permette di parlare con la stampa o con il pubblico, e quanto riferito sarà solo valutato per un'eventuale declassificazione.
The Black Vault, che segue il tema con richieste FOIA, osserva che tutele simili esistevano già. Una legge sulla difesa del 2023 permetteva all'ufficio AARO di ricevere queste informazioni a prescindere dalla classificazione o dagli accordi di segretezza, e documenti diffusi nel 2024 e nel 2025 mostrano l'AARO dire ai testimoni che i loro accordi non valevano durante le interviste.
Restano domande chiave. Il testo completo della nuova direttiva non è stato pubblicato e non è chiaro come tratti altre informazioni classificate che si sovrappongono al tema. The Black Vault ha chiesto i documenti e finora non ha ricevuto risposta.
Documenti diffusi in base alla legge sulla libertà di informazione gettano nuova luce su un workshop a porte chiuse organizzato nell'agosto 2025 dall'ufficio del Pentagono per le anomalie, l'AARO. L'incontro di due giorni, ospitato da Associated Universities a Vienna, in Virginia, riguardava il modo di raccogliere, conservare e analizzare i racconti dei testimoni di fenomeni anomali non identificati. Vi hanno partecipato circa 40 persone provenienti da enti governativi, università e gruppi di ricerca indipendenti.
Il Dipartimento della Difesa ha individuato 89 pagine in risposta alla richiesta, pubblicate il 25 settembre dall'archivio documentale The Black Vault. Settanta pagine sono state rilasciate, molte con omissis, e 19 sono state trattenute per intero citando deliberazioni interne e tutela della privacy.
I fascicoli mostrano inoltre che il giorno prima del workshop l'AARO ha ricevuto al Pentagono la CRIDOVNI, la commissione dell'aeronautica militare uruguaiana che indaga su queste segnalazioni, per discutere lo scambio di briefing e metodi. L'ufficio cercava anche contatti con organismi simili in altri paesi del Sud America e pianificava un nuovo workshop per l'inizio del 2026. Che cosa si sia detto davvero al workshop, e se la collaborazione con l'Uruguay abbia portato a qualcosa, non risulta dalle pagine rilasciate.
Dopo oltre quattro anni di attesa, la Marina degli Stati Uniti ha risposto a una richiesta basata sul Freedom of Information Act relativa alle email di Scott Bray, ex vicedirettore dell'intelligence navale e uno dei volti pubblici del governo sui fenomeni aerei non identificati. La richiesta, presentata da The Black Vault nel maggio 2022, riguardava messaggi con termini come UAP, UFO, UAPTF e AATIP.
Nella risposta del 23 settembre la Marina ha dichiarato di aver individuato 1.321 pagine. Ne ha pubblicate 1.019 con omissis e ne ha trattenute 302 per intero. I documenti riguardano briefing al Congresso, la gestione della pubblicazione dei video UFO della Marina nell'aprile 2020, il lavoro della task force sugli UAP e la valutazione dell'intelligence del 2021.
Le email mostrano soprattutto come i funzionari coordinassero messaggi e briefing, senza rivelare alcuna conclusione sulla natura degli oggetti. Compaiono molti articoli inoltrati e affermazioni esterne, il che non significa che la Marina le approvasse. Il contenuto delle 302 pagine trattenute resta sconosciuto.
L'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha reso pubblici otto studi di previsione tecnologica richiesti con la legge sulla libertà di informazione nel maggio 2011. La risposta, datata 29 agosto 2026, è arrivata oltre quindici anni dopo ed è stata pubblicata dall'archivio documentale The Black Vault il 22 settembre.
Gli studi, scritti tra il 2002 e il 2010, guardano alle tecnologie emergenti. Uno, su privacy e anonimato, è opera di un gruppo di ricerca della stessa NSA. La maggior parte degli altri è stata preparata dai Sandia National Laboratories e tratta materiali oltre la legge di Moore, elettronica a terahertz, recupero di energia, antenne e il lato umano della rete, comprese le interfacce tra cervello e rete. Un rapporto del Pacific Northwest National Laboratory esamina la trasmissione dati senza fili tramite illuminazione LED.
Non tutto è uscito. Un documento di 228 pagine è stato trattenuto per intero perché classificato, altri passaggi sono oscurati e due titoli richiesti, sul calcolo bioispirato e sulla localizzazione, non compaiono. Cosa contengano le pagine trattenute non è noto.
Gli Stati Uniti hanno declassificato una serie di documenti legati agli attentati dell'11 settembre, richiesti da anni. L'apertura è stata annunciata l'11 settembre 2026, dopo le pressioni del consiglio per la declassificazione di pubblico interesse e la decisione del Consiglio di sicurezza nazionale di affidare l'esame al collegio interagenzie per i ricorsi in materia di classificazione.
Sono ora accessibili due gruppi di carte. Il primo è una sintesi di circa 7.000 parole redatta dalla commissione sull'11 settembre, che ripercorre tutti i briefing quotidiani al presidente in cui comparivano Al-Qaeda, Osama bin Laden o l'Afghanistan nei tre anni precedenti gli attacchi. La CIA ha reso noti anche i passaggi dei briefing su cui la sintesi si fondava.
Il secondo gruppo raccoglie i verbali dei colloqui della commissione con sette figure di vertice: il presidente Bill Clinton, il vicepresidente Al Gore, i consiglieri per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice e Samuel Berger, il coordinatore antiterrorismo Richard Clarke, il direttore della CIA George Tenet e Michael Scheuer, capo dell'unità dedicata a bin Laden.
Lo stesso consiglio ha rilevato che restano domande aperte e che altri documenti meritano un riesame.
Il 21 settembre 2026, cinquantesimo anniversario dell'autobomba che uccise a Washington l'esule cileno Orlando Letelier e la sua collega americana Ronni Karpen Moffitt, il National Security Archive ha pubblicato 12 documenti declassificati del governo degli Stati Uniti sul caso.
Tra questi ci sono documenti dell'FBI tratti da un'indagine del Dipartimento di Giustizia del 1999-2000 sul ruolo dell'ex capo di Stato cileno Augusto Pinochet, resoconti del Dipartimento di Stato del 1987 su colloqui con un ex ufficiale dell'intelligence cilena e valutazioni della CIA. Un'analisi della CIA del 1987 concludeva che Pinochet aveva ordinato personalmente l'omicidio, e un cablogramma del 1978 descrive tentativi di ostacolare l'indagine americana.
Parti fondamentali restano segrete. La deposizione del capo della polizia segreta cilena è stata diffusa completamente oscurata, e il rapporto finale del Dipartimento di Giustizia del dicembre 2000, che secondo le notizie riguardava un possibile rinvio a giudizio, è ancora classificato. Pinochet non fu mai incriminato negli Stati Uniti e morì nel 2006. L'Archivio chiede di rendere pubblico il resto, e il motivo per cui l'azione penale si fermò resta una domanda aperta.
Il National Security Archive della George Washington University ha pubblicato 25 documenti declassificati su come l'amministrazione Clinton gestì i negoziati sul clima con la Cina alla fine degli anni Novanta. Le carte provengono dagli archivi della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato e della Biblioteca presidenziale Clinton, e sono state ottenute con richieste in base alla legge sulla libertà di informazione e ricerche d'archivio.
I documenti suggeriscono che, in privato, i leader americani e cinesi esprimevano preoccupazioni ambientali simili, mentre le loro posizioni pubbliche sul Protocollo di Kyoto erano molto più rigide. I funzionari cinesi distinguevano tra le emissioni necessarie ai paesi poveri per sopravvivere e quelle eccessive delle nazioni ricche. Un alto negoziatore americano concluse che ogni strada verso la ratifica di Kyoto passava per Pechino, pur osservando che la Cina rifiutava con fermezza impegni vincolanti.
Le carte registrano anche una riorganizzazione del 1998 che spostò la competenza sul clima in Cina dal servizio meteorologico alla commissione nazionale di pianificazione, e mostrano che i governi provinciali detenevano decisioni chiave sulle infrastrutture. Resta aperto quanto quel terreno comune riservato abbia davvero influito sulla politica reale delle due parti.
La National Security Agency ha reso disponibile un articolo della sua rivista tecnica interna a più di nove anni dalla presentazione della richiesta. Il testo fu scritto nel 1972 da Herbert S. Guy Jr. con il titolo Forse dipende dalla fase della Luna, e descrive come crittoanalisti, analisti del traffico e linguisti smontarono insieme un sistema di nominativi di chiamata.
La richiesta fu depositata il 6 agosto 2017. L'agenzia ha risposto il 25 agosto 2026. Quello che è tornato è quasi vuoto: pagine intere sono state trattenute e si legge solo una parte della prima pagina. La NSA ha invocato un'esenzione di legge che protegge le informazioni sulle proprie funzioni e attività.
Quale sistema fosse allo studio, e perché non possa essere descritto nemmeno 54 anni dopo, non è indicato nel testo diffuso. Il ricercatore che ha presentato la richiesta e pubblicato il documento dice che presenterà ricorso.
Il 18 settembre il Pentagono ha pubblicato il sesto lotto di documenti del programma PURSUE, avviato a maggio 2026 per rendere pubblici i fascicoli governativi sui fenomeni anomali non identificati. Secondo CBS News, il lotto contiene 71 file datati dal 1952 al 2025, tra cui 55 documenti, 15 video e una registrazione audio, e 64 di essi presentano parti oscurate.
La parte principale riguarda AAWSAP, un programma dell'agenzia di intelligence militare DIA attivo dal 2008 al 2012. Un resoconto delle spese ne indica il costo in quasi 22 milioni di dollari, e 37 studi prodotti trattano temi come la propulsione a curvatura, i wormhole e l'antigravità. Il Pentagono precisa che erano studi di riferimento e non convalidano quelle idee. Uno studio del 2010 descrive sintomi medici inspiegati in tre ingegneri di antenne.
Tra il materiale storico c'è il filmato di Tremonton, nello Utah, del 1952, con una dozzina di oggetti luminosi che alcuni analisti hanno poi attribuito a uccelli marini, e una registrazione del 1952 in cui l'ufficiale Edward Ruppelt dice che circa un quinto dei casi restava senza spiegazione. Video recenti dal Colorado e dal Medio Oriente restano inspiegati.
La National Security Agency (NSA) statunitense ha respinto un ricorso che chiedeva qualsiasi documento su Immaculate Constellation, nome di un presunto programma segreto che, secondo alcune affermazioni, raccoglierebbe immagini di fenomeni anomali non identificati. La risposta, ottenuta in base alla legge sulla libertà di informazione dall'archivio documentale The Black Vault, è stata resa pubblica il 17 settembre 2026.
L'accusa è emersa in articoli di stampa nell'ottobre 2024, e un documento attribuito a un whistleblower è stato inserito negli atti ufficiali del Congresso durante un'audizione della commissione di vigilanza della Camera sugli UAP, il 13 novembre 2024. Il Pentagono ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna traccia, attuale o passata, di un programma ad accesso speciale con quel nome.
La NSA non ha detto di non avere documenti. Ha fornito una cosiddetta risposta Glomar, senza confermare né negare l'esistenza di file, citando le eccezioni previste dalla legge per le informazioni classificate e quelle protette da altre norme. In sede di ricorso ha mantenuto la posizione, sostenendo che anche una semplice risposta potrebbe rivelare dati classificati. Se il programma sia mai esistito, e se qualche agenzia conservi materiale in merito, resta non confermato.
Un avviso di contratto del Dipartimento della Difesa, reso noto il 2 settembre 2026, mostra che l'ufficio per la risoluzione delle anomalie in tutti i domini si prepara a pagare un abbonamento per accedere a una raccolta privata di fascicoli sugli UFO. Il fornitore indicato e il National Unidentified Flying Object Historic Records Center, un ente senza scopo di lucro del New Mexico guidato dal ricercatore David Marler, che conserva materiale del progetto Blue Book e le carte personali dell'astronomo J. Allen Hynek.
All'ufficio interessano soprattutto i fascicoli anteriori al 1990, descritti nell'avviso come centinaia di migliaia di casi che non esistono altrove. Il contratto e strutturato su un anno con quattro rinnovi facoltativi. Il Pentagono non ha fornito una stima dei costi e l'archivio non ha risposto alle domande dei giornalisti.
La spinta e legislativa. La legge sulla difesa del 2023 ha ordinato una ricostruzione storica completa del coinvolgimento del governo statunitense in questi fenomeni a partire dal 1945, e quella dell'anno successivo ha ordinato la creazione di una raccolta di documenti UAP presso gli Archivi nazionali. La domanda aperta e perche tanta parte di quella storia debba ora essere ricomprata da un detentore privato.
L'11 settembre 2026, nel 25esimo anniversario degli attentati, un organo d'appello del governo degli Stati Uniti ha pubblicato documenti della Commissione sull'11 settembre rimasti classificati per oltre due decenni. L'Interagency Security Classification Appeals Panel, che decide sui ricorsi contro le scelte di segretezza, ha annunciato la pubblicazione attraverso gli Archivi nazionali statunitensi, chiudendo due ricorsi con i numeri 2022-008 e 2023-001.
La pubblicazione è composta da due parti. La prima è una sintesi di circa 7.000 parole redatta dallo staff della Commissione a partire da tutti i briefing quotidiani di intelligence al presidente che citavano al-Qaeda, Osama bin Laden o l'Afghanistan nei tre anni precedenti agli attacchi. La seconda comprende undici memorandum che documentano i colloqui condotti dalla Commissione nel 2003 e nel 2004 con cinque alti funzionari: Sandy Berger, Richard Clarke, Condoleezza Rice, Michael Scheuer e George Tenet.
Il Public Interest Declassification Board chiedeva questi documenti da quasi vent'anni e ancora all'inizio del mese segnalava che restavano secretati. Entrambi sono ora disponibili sul sito degli Archivi nazionali. Quanto questi appunti aggiungano al quadro pubblico degli avvertimenti precedenti agli attentati è una domanda che gli storici hanno appena iniziato a esaminare.
Nel venticinquesimo anniversario degli attentati dell'11 settembre, la CIA ha declassificato oltre cento pagine di rapporti quotidiani al presidente, relativi al periodo tra il febbraio 1998 e il 12 settembre 2001. Il direttore John Ratcliffe l'ha definita la piu ampia pubblicazione di analisi dell'agenzia legate all'11 settembre.
I documenti seguono gli spostamenti di Osama bin Laden, i suoi canali di finanziamento e la sua rete dentro e fuori gli Stati Uniti. Un rapporto del settembre 1998 avvertiva il presidente che i suoi sostenitori avrebbero potuto lanciare un aereo carico di esplosivo contro una citta americana. Tra le pagine c'e anche il noto rapporto del 6 agosto 2001, intestato con l'avvertimento che bin Laden era deciso a colpire sul suolo statunitense.
Gli analisti ripetevano di non avere informazioni conclusive su tempi o metodi. Molte pagine sono pesantemente oscurate e la pubblicazione non porta rivelazioni oltre quanto le inchieste del Congresso avevano gia accertato. Cosa nascondano gli omissis rimasti non e pubblico.
Un rapporto diffuso il 3 settembre 2026 dal Government Accountability Office, l'organo di controllo del Congresso degli Stati Uniti, descrive come il Secret Service abbia gestito un decennio di incidenti di sicurezza senza mettere per iscritto le proprie valutazioni.
Tra il 2015 e il 2025 l'agenzia ha trattato 83 incidenti e ha modificato le norme di protezione in risposta a 25 di essi. Le regole interne non impongono di spiegare per iscritto perché un incidente sia stato ritenuto insufficiente a giustificare un cambiamento, quindi per gli altri casi non esiste alcuna motivazione agli atti. Tra gli episodi rimasti senza seguito ci sono incontri con droni, tra cui un apparecchio che nel 2015 ha toccato un corteo presidenziale e un altro che ha sorvolato un comizio elettorale.
Il rapporto osserva inoltre che otto delle 22 norme di protezione avevano superato il termine obbligatorio di revisione quadriennale e che un accordo tra agenzie del 1991 non contiene alcuna disposizione sui droni. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha accolto tutte e tre le raccomandazioni.
Un documento del dipartimento della difesa della Commissione europea, ottenuto dall'organizzazione giornalistica Euronews e pubblicato il 17 agosto 2026, indica che i fenomeni aerei non identificati vengono discussi all'interno dell'esecutivo dell'Unione europea e non liquidati. Il testo riguarda osservazioni del cielo e dello spazio segnalate dalla Malaysia.
Secondo il servizio, la Commissione ha affermato che la sua capacità di vedere e di identificare tali oggetti migliora con il progredire della tecnologia di rilevamento. Ha proposto agli Stati membri di ampliare la capacità di individuare oggetti nell'ambiente spaziale attorno alla Terra, un passo presentato come riferito sia ai detriti orbitali sia ai fenomeni non identificati. Euronews ha inoltre esaminato una corrispondenza dell'ottobre 2022 in cui astronomi amatoriali malesi inviarono 37 immagini alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, chiedendo che cosa fossero gli oggetti visti vicino ad aerei e a installazioni militari.
Molto resta fuori dalla vista. La Commissione non ha voluto descrivere alcuno scambio di informazioni con gli Stati Uniti e ha ricordato che i fenomeni non identificati restano una responsabilità nazionale. Se esistano altri fascicoli europei, e che cosa mostrino davvero le immagini, non è accertato.
A venticinque anni dagli attentati, un nucleo centrale di documenti della commissione sull'11 settembre non è ancora stato reso pubblico. Il Public Interest Declassification Board, organo consultivo che risponde alla Casa Bianca, ha illustrato la situazione in un testo pubblicato dagli Archivi nazionali degli Stati Uniti il 1 settembre 2026.
Sono in gioco due gruppi di documenti. Il primo è la sintesi di un rapporto quotidiano al presidente. Il secondo raccoglie i memorandum agli atti, cioè le note prese quando il personale della commissione intervistò alti funzionari delle amministrazioni Clinton e Bush, tra cui Condoleezza Rice, Samuel Berger, Richard Clarke, Michael Scheuer e George Tenet. I verbali dei colloqui con il presidente Bush e il vicepresidente Cheney erano già stati diffusi nel 2022.
Il 30 giugno 2026 l'organismo ha scritto al presidente raccomandando la desecretazione, e il materiale si trova ora presso il collegio interagenzie per i ricorsi sulla classificazione. Ha scelto di non chiedere tutti i rapporti quotidiani, ritenendo troppo ampio il volume di documenti sensibili. Non è stata annunciata alcuna data.
Documenti ottenuti in base alla legge sull'accesso agli atti, resi noti il 12 luglio 2026, mostrano che l'organismo del Pentagono che indaga sulla sindrome dell'Avana si avvale di Anomaly 6, un'azienda della Virginia che acquista grandi quantita di dati di posizione raccolti da milioni di smartphone in tutto il mondo.
Il lavoro rientra in un contratto dell'aeronautica militare denominato Project Yellowfin, del valore di quasi sei milioni di dollari. Secondo il testo, l'azienda fornira intelligence di localizzazione e realizzera prodotti dati che rappresentano la distribuzione geografica, i tempi e i collegamenti tra eventi e soggetti, per il gruppo interfunzionale sugli incidenti sanitari anomali. Nel 2022 la stessa societa aveva dimostrato la propria portata durante una presentazione commerciale, seguendo i telefoni di dipendenti di CIA e NSA tra casa e ufficio.
I documenti non dicono cosa il gruppo cercasse in quei dati ne cosa abbia trovato. Ne l'azienda ne l'aeronautica hanno risposto alle domande. La causa dei disturbi segnalati dal personale americano all'estero dal 2016 resta ufficialmente irrisolta.