UN CASO REALE
Controverso

Il caso del braccio dello squalo: un braccio tatuato in un acquario, un testimone ucciso e 2 delitti che Sydney non ha mai risolto

2026-11-05 · · Crimini irrisolti · 12 min di lettura

La mattina di lunedì 8 aprile 1935, verso le 9:30, Jim Smith uscì di casa a Sydney, in Australia.

Disse alla moglie che andava a pescare.

Aveva 45 anni. Alcuni giornali dell'epoca scrissero 40. Da giovane era stato pugile, poi costruttore, e la sua impresa era fallita. Aveva gestito una sala da biliardo e raccolto scommesse illegali. Aveva qualche piccola condanna.

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Aveva anche un segreto che pochissimi conoscevano. Passava informazioni alla polizia. Nel gergo della malavita di Sydney era un "fizgig", un informatore.

Quel pomeriggio non andò a pescare. Verso le 14:30 entrò all'hotel Cecil di Cronulla, un sobborgo di mare all'estremità sud di Sydney, a circa 25 km dal centro.

Lì incontrò un vecchio amico, un uomo che viveva falsificando assegni. I 2 bevvero e giocarono a carte.

L'ultima volta che Jim Smith fu visto con certezza fu verso le 18, con quell'amico. Alcuni racconti successivi indicano il 7 aprile invece dell'8. I giornali del 1935 non concordano su questo punto.

Sabato 13 aprile qualcuno telefonò alla famiglia Smith. Disse che Jim sarebbe tornato a casa lunedì.

Non tornò mai.

Uno squalo in piscina

Mercoledì 17 aprile 1935, a circa 2 km dalla spiaggia di Coogee, nella parte est di Sydney, un pescatore e suo figlio calarono in mare delle lenze con l'esca.

Il pescatore era il proprietario dell'acquario di Coogee, un edificio sul mare con una piscina pubblica e vasche per animali marini.

La mattina dopo tirarono su le lenze. A una era agganciato un piccolo squalo. Uno squalo tigre molto più grande lo aveva inghiottito ed era rimasto impigliato nella lenza.

Secondo le fonti, lo squalo tigre era lungo tra 3,5 e 4,4 metri. Diverse dicono che pesava quasi 1 tonnellata.

Quell'anno Sydney aveva paura degli squali. A febbraio e marzo gli squali avevano ucciso 3 giovani sulle spiagge dello Stato. Uno squalo tigre vivo attirava la folla.

Così il pescatore non lo uccise. Lo mise in mostra nella piscina dell'acquario per la festa dell'Anzac Day, il 25 aprile, la grande giornata della memoria in Australia.

Per una settimana lo squalo nuotò lentamente. Mangiava appena. Sembrava malato.

Davanti alla folla

Giovedì 25 aprile, Anzac Day, verso le 16:30, lo squalo cominciò a dimenarsi nella vasca.

Rigettò una nuvola di schiuma marrone e maleodorante. Uscirono un uccello, un ratto e altri rifiuti.

Poi qualcos'altro salì in superficie. Un braccio umano.

Era un braccio sinistro, dalla mano fin sopra il gomito. Sull'avambraccio c'era un tatuaggio di 2 pugili uno di fronte all'altro, con i pugni alzati. Intorno al polso era annodata una corda economica, spessa circa 2 cm.

Così cominciò quello che Sydney presto chiamò il caso del braccio dello squalo.

In parole semplici: uno squalo in un acquario di Sydney rigettò il braccio di un uomo scomparso. I medici dimostrarono subito che il braccio era stato staccato dal corpo con una lama. La domanda era, ed è ancora, chi lo uccise e dove finì il resto del corpo.

Non è stato lo squalo

La polizia portò via il braccio. La prima ipotesi fu che lo squalo avesse attaccato un bagnante. Qualcuno sospettò uno scherzo di studenti di medicina.

Il giorno dopo il medico ufficiale del governo esaminò il braccio, insieme a un medico che era il massimo esperto del paese di attacchi di squalo.

Quello che trovarono cambiò tutto.

Il braccio non era stato strappato con un morso. Era stato tagliato, all'altezza della spalla, con un attrezzo affilato come un coltello, e da qualcuno che non era un chirurgo. Sull'osso c'erano segni di una lama.

I medici stimarono che il braccio fosse rimasto dentro lo squalo tra 8 e 18 giorni. Era conservato sorprendentemente bene. Una spiegazione è che prima lo avesse inghiottito lo squalo piccolo, e che poi lo squalo tigre avesse inghiottito quello piccolo.

Qualche giorno dopo i proprietari dell'acquario uccisero lo squalo tigre e lo aprirono. Nello stomaco trovarono solo lische di pesce.

Non c'era nessun'altra parte di un corpo umano. E lo squalo stesso, l'unico testimone possibile, non c'era più. La polizia lamentò poi che ucciderlo aveva reso più difficile il suo lavoro.

Il fratello che lesse il giornale

Un settimanale di Sydney pubblicò una descrizione del tatuaggio.

Il fratello di Jim Smith la lesse. Andò alla polizia e disse che il braccio poteva essere di suo fratello, scomparso da settimane.

Il 29 aprile il fratello e la moglie di Jim Smith riconobbero il tatuaggio.

Per un tribunale non bastava. La polizia aveva bisogno di una prova.

La pelle delle dita era danneggiata, ma gli esperti della polizia riuscirono a prendere le impronte del pollice e di un altro dito. Le impronte di Jim Smith erano negli archivi dal 1932, dopo una retata in una bisca.

Le impronte corrispondevano.

Il braccio era di Jim Smith. E poiché i medici avevano escluso lo squalo, la polizia ora cercava un assassino.

La casetta e il taxi

Gli investigatori partirono da dove la pista si interrompeva: l'hotel Cecil di Cronulla e l'amico con cui Jim Smith aveva bevuto.

Il falsario aveva preso in affitto una piccola casa a Cronulla, proprio sulla riva di una baia tranquilla. Secondo la polizia, dopo l'hotel i 2 uomini erano tornati in quella casa.

Gli investigatori la perquisirono. Non trovarono né sangue né armi.

Ma alcuni testimoni dissero che mancavano 2 cose: un materasso e un baule di latta abbastanza grande da contenere un corpo. Secondo altri racconti, il falsario comprò un baule nuovo e un materasso nuovo pochi giorni dopo la scomparsa di Jim. Le fonti raccontano questo dettaglio in modi diversi.

Poi si fece avanti un tassista.

Raccontò che il giorno dopo l'ultima volta che Jim era stato visto aveva preso il falsario a Cronulla e lo aveva portato attraverso tutta Sydney fino a una casa sulla sponda nord del porto.

Il tassista ricordava bene il passeggero. L'uomo era trasandato. Tenne una mano in tasca per tutto il viaggio. Sembrava temere di essere seguito.

La casa era di Reginald Holmes.

Il costruttore di barche

Reginald Holmes era un uomo d'affari rispettato. Dirigeva il cantiere navale di famiglia nel porto di Sydney. Era benestante.

Ma aveva anche un'altra vita. La polizia credeva che usasse i suoi motoscafi veloci per raccogliere merce di contrabbando gettata in mare dalle navi fuori dall'imboccatura del porto. Era coinvolto in frodi e truffe alle assicurazioni.

Jim Smith aveva lavorato per lui.

Nell'aprile 1934, un anno prima della scomparsa di Smith, uno yacht chiamato Pathfinder affondò al largo della costa, a nord di Sydney. Era di Holmes. Era assicurato per circa £8.500, circa 3 volte il suo valore.

L'assicurazione si insospettì e rifiutò di pagare. Holmes perse i suoi soldi. Secondo la polizia, Jim Smith aveva partecipato all'affondamento e, quando il piano andò male, cominciò a estorcere denaro a Holmes.

Adesso la polizia aveva un collegamento. Un uomo che forse aveva un motivo per far tacere Jim. Un amico che era stato l'ultimo a vederlo vivo. E una corsa in taxi tra i 2.

Quando gli investigatori glielo chiesero, Holmes disse di non conoscere affatto il falsario.

L'arresto

Il 16 maggio 1935 la polizia arrestò il falsario a Sydney. Tentò di scappare dalla finestra di un bagno.

Gli investigatori non avevano ancora abbastanza per provare un omicidio. All'inizio lo trattennero per vecchie accuse di assegni falsi per migliaia di sterline, in 2 Stati australiani.

Fu interrogato per circa 6 ore. Le sue dichiarazioni si contraddicevano. Disse di non essere stato a Cronulla quel giorno. Poi disse di aver visto Jim per l'ultima volta 2 giorni dopo.

Alla fine, secondo i resoconti dell'indagine, diede una nuova versione, e in questa indicò Reginald Holmes.

La polizia lo accusò dell'omicidio di Jim Smith.

L'inseguimento nel porto

3 o 4 giorni dopo, le fonti indicano il 19 e il 20 maggio, Reginald Holmes fece qualcosa che nessuno si aspettava.

Uscì da solo nel porto di Sydney su uno dei suoi motoscafi da corsa, con una bottiglia di liquore.

Vicino a un'isoletta del porto si puntò una pistola alla testa e sparò.

Il proiettile non attraversò il cranio. Cadde in acqua sanguinante, risalì sul motoscafo e avviò il motore.

La polizia del porto lo inseguì. Per circa 4 ore lo rincorse per tutto il porto, mentre la folla guardava dalla riva. Alla fine lo raggiunse suo fratello, gli tolse le chiavi del motoscafo, e Holmes si arrese.

Fu portato in ospedale e gli estrassero il proiettile dalla fronte.

Che cosa Holmes raccontò alla polizia

All'inizio Holmes disse che degli sconosciuti avevano cercato di ucciderlo. La polizia credeva che avesse tentato il suicidio.

Poi cominciò a parlare.

Raccontò agli investigatori che il falsario aveva ucciso Jim Smith nella casetta di Cronulla. Disse che aveva fatto a pezzi il corpo e lo aveva gettato in mare dentro un baule.

Disse che il falsario era venuto a casa sua con il braccio e lo aveva minacciato con quello per chiedergli soldi. Disse che lui, Holmes, aveva poi gettato il braccio tra le onde, su una spiaggia nella parte est di Sydney.

Holmes ammetteva ora di conoscere eccome il falsario. La polizia lo avvertì che poteva essere accusato di complicità in omicidio.

Accettò di essere il testimone principale dell'accusa.

L'inchiesta del coroner sulla morte di Jim Smith doveva aprirsi il 12 giugno 1935. Lì Holmes avrebbe testimoniato.

La notte prima dell'inchiesta

L'11 giugno 1935 Holmes prelevò £500 in contanti in banca. La sera uscì di casa.

Verso l'1:10 di notte, ormai il 12 giugno, una pattuglia di polizia trovò la sua auto parcheggiata sulla banchina, proprio accanto all'estremità sud del ponte del porto di Sydney.

Reginald Holmes era accasciato sul volante. Gli avevano sparato 3 volte a distanza ravvicinata, con una piccola pistola calibro 32. Secondo alcune fonti le ferite erano al petto, secondo altre alla testa. Era morto.

La scena era stata sistemata perché sembrasse che si fosse sparato da solo. La polizia non ci credette. 3 colpi, dissero gli agenti, non sono un suicidio. Fu aperta un'indagine per omicidio.

Poche ore dopo, quella stessa mattina, l'inchiesta sulla morte di Jim Smith si aprì come previsto. Il suo testimone principale era all'obitorio.

Holmes fu cremato il giorno seguente.

Un braccio non è un corpo

L'inchiesta proseguì senza di lui. I testimoni deposero sotto protezione della polizia.

Fu allora che l'avvocato del falsario sollevò un argomento giuridico diventato famoso nel diritto australiano.

La legge, disse, richiede che il coroner veda il corpo del defunto. Il coroner non aveva visto un corpo. Aveva visto un braccio. Un braccio, sostenne l'avvocato, non è un corpo. E un uomo può vivere senza un braccio. Quindi nessuno poteva essere sicuro che Jim Smith fosse davvero morto.

L'avvocato si rivolse alla Corte suprema dello Stato. Il 24 giugno 1935 un giudice di quella corte gli diede ragione. Stabilì che un arto non può essere chiamato corpo, e ordinò al coroner di fermarsi.

L'inchiesta fu chiusa.

L'accusa non si arrese. In un'udienza separata davanti a un magistrato, conclusa il 16 luglio 1935, il falsario fu comunque rinviato a giudizio per omicidio.

Il processo

Il processo si aprì davanti alla Corte suprema nel settembre 1935.

Senza Reginald Holmes restava ben poco. L'accusa aveva il tassista, il materasso e il baule scomparsi e le versioni mutevoli dell'imputato. Non aveva un corpo, né un'arma, né sangue, né un testimone che avesse visto un omicidio.

La difesa ricordò inoltre che l'imputato era un uomo minuto, senza alcun precedente di violenza.

Il 10 settembre, dopo meno di 2 giorni, il presidente della Corte suprema dello Stato stabilì che le prove non bastavano per una condanna. Ordinò alla giuria di assolvere l'imputato. La giuria lo fece.

L'uomo assolto uscì dalla porta sul retro del tribunale. Circa 50 metri più in là, gli investigatori lo arrestarono di nuovo, per le vecchie accuse di falso.

Il processo per la morte di Holmes

La polizia non lasciò perdere nemmeno il secondo omicidio.

2 uomini furono accusati di aver ucciso Reginald Holmes. Uno era un socio d'affari di Holmes, un uomo che Holmes stesso aveva nominato alla polizia confessando frodi edilizie e assicurative.

Quell'uomo fu processato 2 volte. La prima giuria non riuscì a decidere. Al secondo processo, nel dicembre 1935, fu dichiarato non colpevole.

Nessuno è mai stato condannato per l'omicidio di Reginald Holmes.

A che punto è il caso

**Da qui in poi gli archivi sono vuoti. Nessun tribunale ha mai stabilito chi uccise Jim Smith, né chi uccise Reginald Holmes.**

Ecco che cosa non è mai stato trovato.

Il resto del corpo di Jim Smith non è mai stato trovato. Le ricerche della marina e dell'aviazione nelle acque intorno alla città non diedero nulla. Il baule non è mai stato trovato.

Il luogo della sua morte non è mai stato provato. La casetta non mostrava tracce di un delitto.

Lo squalo tigre, che custodiva l'unica prova materiale, fu ucciso e aperto dai proprietari nel giro di pochi giorni.

L'uomo al centro del caso, il testimone che diceva di sapere cosa era successo, fu ucciso a colpi di pistola poche ore prima di parlare in tribunale.

E nessuna arma dell'omicidio di Holmes è mai stata collegata a qualcuno.

Il falsario assolto visse altri 30 anni. Ne passò gran parte entrando e uscendo di prigione per truffa. Morì in un ospedale di Sydney nell'aprile 1965, a 76 anni. Fino alla fine disse di non aver ucciso Jim Smith.

Le teorie

Queste sono le spiegazioni presenti negli atti. Nessuna è mai stata provata in tribunale.

**Teoria 1: il falsario uccise Smith, come disse Holmes.** Era la versione della polizia. Si basa sulla dichiarazione dello stesso Holmes, sulla corsa in taxi e sul baule scomparso. Il problema: Holmes era coinvolto fino al collo, cambiò versione più di una volta e morì prima che qualcuno potesse verificare le sue parole in un processo.

**Teoria 2: Holmes ordinò l'omicidio, e poi anche la propria morte.** La polizia dell'epoca ipotizzò che Holmes, davanti al disonore e al carcere, avesse pagato qualcuno per sparargli, perché un'assicurazione sulla vita non paga in caso di suicidio. Uno storico del diritto sostenne questa idea in un libro sul caso pubblicato nel 1995. Il problema: spiega i 3 colpi, ma non esiste alcuna prova diretta di un simile accordo.

**Teoria 3: il falsario tornò e trovò Smith già morto.** Lo stesso storico suggerì che il falsario potesse essere andato a pescare, tornato e trovato Smith ucciso da altri nella casetta, e che poi avesse taciuto per paura. La moglie del falsario parlò di un gruppo di uomini che bevevano e giocavano a carte nella casetta. Il problema: nessun altro confermò il suo racconto.

**Teoria 4: una vendetta della malavita.** Jim Smith aveva denunciato un rapinatore di banche, preso in flagrante per causa sua. Lo stesso storico indicò quel criminale come possibile sospettato della morte di Holmes e come figura dietro l'intera vicenda. Il problema: le 2 morti non furono mai collegate ufficialmente a lui, e la polizia non lo accusò mai.

Nel 2020, 2 autori australiani sono tornati sul caso nel libro "Shark Arm: A Shark, A Tattooed Arm and Two Unsolved Murders". È ancora irrisolto.

Tutte le persone coinvolte sono morte da decenni. L'unica cosa mai uscita dal mare è un braccio, con 2 pugili tatuati e una corda legata al polso.

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