Lo Sfregiatore di Halifax: l'aggressore che un'intera città vide, e che non è mai esistito
In una buia sera di novembre del 1938, 2 ragazze tornavano a casa dal lavoro lungo una strada fuori Halifax.
Halifax era una città della lana e del tessile nel nord dell'Inghilterra, circa 280 km a nord di Londra. Le strade erano ripide e lastricate, e molti vicoli portavano a cortili bui.
Avevano entrambe 21 anni. Più tardi raccontarono alla polizia che un uomo era sbucato dal buio e le aveva colpite con un mazzuolo. Ricordavano bene un dettaglio: l'uomo aveva fibbie lucenti sulle scarpe.
Era il 16 novembre. 2 settimane dopo Halifax era una città sotto assedio.
Questa è la storia di un aggressore che decine di persone denunciarono, che centinaia di persone cercarono, e che alla fine Scotland Yard concluse non era mai esistito. In una frase: una città si convinse che un uomo con una lama aggrediva la gente per strada, e gli investigatori scoprirono che la maggior parte delle aggressioni, forse tutte, era stata inventata o autoinflitta.
I primi tagli
La sera del 21 novembre, poco dopo le 10, un'altra ragazza di 21 anni tornava a casa dopo il turno in una fabbrica di caramelle.
Disse che un uomo l'aveva aggredita per strada e l'aveva tagliata. Aveva una ferita al polso che richiese 4 punti, e restò 2 settimane senza lavorare.
Il giornale locale ne parlò. La polizia trattò il caso come un'aggressione vera. Molti in città lo collegarono subito all'attacco contro le 2 ragazze di qualche giorno prima.
Il 24 novembre, alle 7 meno un quarto di sera, il custode di una chiesa disse di essere stato colpito alla testa e alla mano in una strada non lontana dalla seconda aggressione. Questa volta c'era una descrizione: un uomo dai capelli rossi, sui 30 anni, curvo, alto circa 1,75 m, con un impermeabile marrone chiaro.
La polizia arrestò un uomo entro mezz'ora. Lo rilasciò la sera stessa.
In una vicina scuola d'arte, più di 200 ragazze furono chiuse nelle aule mentre fuori si perquisivano le strade. La polizia offrì una ricompensa di 10 sterline per l'arresto dell'aggressore.
I giornali ora avevano un nome per lui: lo Sfregiatore di Halifax.
Una città in preda alla paura
Il 25 novembre arrivarono altre 2 denunce.
Il direttore di 38 anni di uno spaccio cooperativo, in una cittadina accanto a Halifax, disse che un uomo lo aveva aggredito sulla strada e gli aveva tagliato la mano. Disse di essersi difeso e di aver strappato una linguetta dalla manica del cappotto dell'aggressore. Vicino al luogo fu trovata una lametta da barba. Il giorno dopo, in un campo da calcio, fu trovato un cappotto a cui mancava la linguetta della manica.
Per la città, sembrava una prova.
Lo stesso giorno una donna disse di essere stata aggredita mentre usciva a comprare l'aceto. Aveva tagli sul viso e sulle braccia.
Il 27 novembre, alle 7 e mezza di sera, una ragazza di 18 anni raccontò che passava davanti a un cortile buio quando dall'ombra era uscito un braccio e lei aveva sentito un colpo. Aveva il braccio tagliato. Corse alla caserma dei pompieri, e una dozzina di pompieri uscì a perlustrare le strade.
Il 28 novembre ci furono altre 3 denunce in un solo giorno. Una giovane tessitrice disse di essere stata buttata a terra vicino a casa. Una donna di 35 anni disse di essere stata aggredita alle spalle su una scalinata e di aver lottato con l'uomo per 2 o 3 minuti. E la ragazza della fabbrica di caramelle disse di essere stata aggredita una seconda volta, stavolta nel cortile di casa sua. La polizia alzò la ricompensa a 25 sterline.
La folla
A quel punto la paura era diventata qualcosa di peggio.
Gli uomini formavano ronde e giravano di notte per le strade con i bastoni. Le donne smisero di uscire dopo il tramonto. I negozi chiudevano presto. Gli affari in centro quasi si fermarono.
Chiunque somigliasse alla descrizione era in pericolo. Qualsiasi uomo con l'impermeabile poteva essere inseguito.
La sera del 27 novembre un gruppo di 5 o 6 persone armate di attizzatoi si scagliò contro un ragazzo di 15 anni. Uno di loro fu poi multato in tribunale.
Un uomo del posto che era corso ad aiutare una delle vittime fu accusato a sua volta di essere lo sfregiatore. Una folla gli si radunò intorno e cominciò a invocarne la morte. La polizia dovette scortarlo fino a casa.
Un'altra volta una folla di circa 200 persone bloccò un uomo contro un muro.
Il panico non rimase a Halifax. Denunce di sfregiatori cominciarono ad arrivare da altre città del nord dell'Inghilterra, e poi da più lontano.
Arriva Scotland Yard
Il capo della polizia di Halifax chiese aiuto a Scotland Yard, a Londra. Gli investigatori arrivarono alla fine di novembre.
Fecero una cosa semplice. Ripresero ogni denuncia, una per una, e interrogarono di nuovo ogni vittima, con attenzione.
Già prima del loro arrivo la polizia locale aveva cominciato a dubitare. Non c'erano mai testimoni. Nessuno oltre alla vittima vedeva l'aggressore. Le ferite erano quasi sempre piccoli tagli sulle mani, sulle braccia o sul viso, in punti che una persona può raggiungere da sola. Il 28 novembre il capo della polizia disse pubblicamente che alcuni episodi erano stati "creati inutilmente".
Il 29 novembre il direttore dello spaccio, quello che aveva strappato la linguetta al cappotto dell'aggressore, confessò.
Non c'era stato nessun aggressore. Si era tagliato la mano da solo. Il cappotto nel campo da calcio era suo. La linguetta l'aveva strappata lui.
Le confessioni
Da lì il caso crollò in fretta.
La donna uscita a comprare l'aceto ammise di essersi graffiata con il vetro di una bottiglia di aceto rotta. Disse alla polizia di non sapere che cosa l'avesse spinta a farlo.
La diciottenne del cortile buio ammise di aver comprato una lametta e di essersi tagliata da sola. Secondo racconti locali, voleva l'attenzione del fidanzato.
Altri ammisero di aver inventato le loro storie, o di aver trasformato un incidente qualunque in un'aggressione. I medici stabilirono che le ferite della tessitrice erano dovute a una caduta.
Alla fine 5 persone del posto furono accusate di turbativa dell'ordine pubblico, per aver fatto perdere tempo alla polizia con denunce false. 4 di loro andarono in prigione. Il direttore dello spaccio dovette impegnarsi a mantenere una buona condotta.
Il 2 dicembre il giornale locale scrisse ai lettori che non c'era mai stato alcun pericolo reale per il pubblico.
La conclusione di Scotland Yard fu che non c'era mai stato nessuno Sfregiatore di Halifax.
**Qui finisce ciò che è documentato: le aggressioni esaminate si rivelarono false, e nessun aggressore fu mai trovato. Se anche le primissime denunce fossero false, non è mai stato chiarito del tutto.**
Le fonti pubblicate non concordano su questo punto. Alcune dicono che Scotland Yard concluse che nemmeno un'aggressione era vera. Almeno uno storico locale fa notare che la prima ferita, i 4 punti lungo la strada dalla fabbrica di caramelle, avvenne in una via illuminata e frequentata e all'epoca fu considerata autentica. Fu la seconda denuncia della stessa ragazza, nel cortile di casa sua, con la madre e i vicini lì accanto e nessuno visto, a far dubitare la polizia. E nelle fonti che abbiamo potuto controllare non risulta che le prime 2 ragazze, quelle del mazzuolo e delle fibbie lucenti, abbiano mai confessato.
Conclusioni e domande aperte
Lo Sfregiatore di Halifax è oggi uno degli esempi più noti di ciò che i sociologi chiamano isteria di massa, o panico morale: una paura che si diffonde in una comunità più in fretta dei fatti, finché la gente comincia a vedere, e perfino a produrre, ciò che teme.
La domanda non è se la maggior parte delle aggressioni fosse falsa. Le confessioni lo hanno chiarito. La domanda è come cominciò, e perché così tante persone si unirono.
**Fu isteria di massa fin dall'inizio.** Gli indizi: Scotland Yard non trovò nessun aggressore, molte vittime confessarono e le ferite erano di quelle che ci si può fare da soli. Halifax aveva poi un ricordo a cui la paura poteva aggrapparsi. Nel 1927 un uomo del posto era stato condannato per aver tagliato i vestiti di 6 donne. E panici simili per uno "sfregiatore fantasma" sono stati registrati altrove, per esempio a Taiwan nel 1956, dove i sociologi studiarono un'ondata di denunce di tagli dietro la quale, anche lì, non c'era nessun aggressore. Il problema: non spiega le primissime denunce, che in nessun documento a noi noto furono ritirate.
**Cominciò un aggressore vero, e la città fece il resto.** Gli indizi: le prime aggressioni avvennero prima che il panico esistesse, e una di esse, secondo almeno una fonte, sembrava autentica. Il problema: nessun aggressore fu mai trovato, e nulla nei documenti collega le prime denunce a una persona reale.
**Ogni denuncia falsa aveva un suo motivo personale.** Gli indizi: le confessioni danno motivi piccoli e umani: attirare l'attenzione, essere presi sul serio, o ragioni che la persona non sapeva spiegare nemmeno a se stessa. Il problema: un motivo personale spiega una persona. Non spiega perché ci credette un'intera città, perché si formarono le folle, e perché altre città denunciarono i loro sfregiatori.
Bisogna ricordare anche il momento. Il panico arrivò nel novembre 1938, poche settimane dopo che l'Europa era stata sull'orlo della guerra per la Cecoslovacchia. In Inghilterra si distribuivano le maschere antigas. Forse questo rese una città spaventata più pronta a credere in un nemico nascosto. È un'ipotesi, non qualcosa che si possa dimostrare.
Ciò che resta aperto è poco, ma è reale. Chi, se qualcuno lo fece, aggredì le prime 2 ragazze su quella strada buia il 16 novembre 1938? E come fa una città di persone normali e assennate a vedere un uomo che non c'è, e poi a uscire in massa a cercarlo?